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Ultimo aggiornamento: 9:20

“Mi sono accordato con un mediatore inglese, gli ho dato 12mila euro per venire in Italia e avere un lavoro, ma quando sono arrivato non c’era nessuno, il datore di lavoro non esisteva“. A raccontare la propria esperienza è un ragazzo del Bangladesh, arrivato in Italia nel 2023, che insieme a un centinaio di suoi concittadini, in occasione della Giornata internazionale dei Lavoratori migranti e delle loro famiglie, è sceso in piazza a Montecitorio a Roma, per chiedere a gran voce al governo un permesso di soggiorno. Il presidio, organizzato dal Comitato Tikase, che in bengalese significa “è tutto ok”, raggruppa diverse persone che in Italia sono arrivate regolarmente, grazie al Decreto Flussi, chiamate quindi da un datore di lavoro presente nel nostro Paese. Misure volute, anzi rivendicate dal governo. Disse tra gli altri il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida: “Il decreto flussi garantisce presenza di immigrati regolari e garanzia alle imprese di poter impiegare forza lavoro regolare. Ci siamo impegnati per contrastare l’immigrazione irregolare e per garantire la possibilità a chi rispetta le regole di contribuire alla crescita economica dell’Italia così come dare la possibilità a chi arriva di avere una opportunità di integrazione e formazione. Con i flussi triennali, inoltre, si pone fine al caos preesistente durato troppi anni”. Parole nei meccanismi del decreto i lavoratori vengono incastrati: molti datori di lavoro, al momento di far partire la procedura, spariscono nel nulla e bloccano così la possibilità di far ottenere ai lavoratori un regolare permesso di soggiorno.