L’hi-tech abbraccia la religione e oggi, grazie all’Intelligenza Artificiale, si può parlare con versioni digitali di Gesù o di altre figure religiose: proliferano i chatbot che eseguono rituali e assumono ruoli spirituali tradizionalmente svolti dagli esseri umani. Per i cristiani sono apparse le app come AI Jesus (https://www.talkie-ai.com/chat/ai-jesus-103264410542250), Virtual Jesus (https://www.virtual-jesus.com), Jesus AI (https://miniapps.ai/JesusAI), Text with Jesus (https://textwith.me/en/jesus), Ask Jesus (https://www.askjesus.me). Ed esiti simili ci sono anche per altre religioni, con chatbot come il buddista Norbu AI (https://norbu-ai.org/en/norbu) e i chatbot islamici come Brother Junaid su Salaam World (https://ai.salaam.world). Alcune religioni – è stato commentato su “Nature” – sono più aperte di altre all'adozione di nuove tecnologie, e per usi diversi. L'Induismo e il Buddismo, ad esempio, incorporano già alcune semplici forme di automazione nei loro rituali. Alcuni templi in India hanno iniziato a utilizzare bracci robotici per eseguire il rituale indù aarti, in cui un devoto offre una lampada a olio alla divinità per simboleggiare la rimozione dell'oscurità, mentre un tempio in Kerala ha un elefante animatronico (un robot che si muove autonomamente ed è guidato dall'IA). Il motivo? In queste tradizioni si attribuisce molta importanza alla corretta esecuzione del rituale più che a chi lo esegue, dice Holly Walters, antropologa del Wellesley College nel Massachusetts, Usa. C'è un fondamento filosofico per accettare nuove tecnologie, come gli strumenti di IA e la robotica, nella fede: "I robot non si stancano, non si ammalano e non dimenticano, e si possono programmare per non commettere mai errori". Tuttavia, i dubbi restano: Anné Verhoef, filosofo della North-West University di Potchefstroom, in Sud Africa, ha analizzato cinque popolari chatbot dedicati a Gesù, ponendo loro diverse domande e ha riscontrato alcune tendenze preoccupanti. Tanto per cominciare, nessuno dei chatbot da lui studiati è stato sviluppato o approvato da alcuna chiesa e non è chiaro sulla base di quali testi religiosi siano stati addestrati. Per di più quattro dei cinque chatbot analizzati sono stati creati e vengono gestiti da aziende private, mentre il quinto è gestito da un gruppo cristiano indipendente in Corea del Sud. I chatbot sono gratuiti, ma vengono, perlopiù, supportati dalla pubblicità. "È difficile sapere se si occupano davvero di religione o se stanno solo spremendo i soldi dei fedeli", commenta Verhoef. Un'altra preoccupazione è che la maggior parte di questi bot religiosi cristiani afferma di essere Gesù stesso, senza ulteriori spiegazioni. "Se si tratta davvero di cristianesimo e di sincerità nella fede, non dovrebbero fingere di essere Dio - prosegue l’esperto -. Il rischio di abusi è enorme". Se qualcuno finisse per credere che un chatbot sia in realtà divino le conseguenze potrebbero essere più che pericolose. Resta il fatto che questi chatbot stanno diventando sempre più popolari e contano già centinaia di migliaia di utenti, stima Verhoef. E l’IA, intanto, comincia a essere utilizzata anche in contesti più ufficiali. Nell'ambito di un esperimento con un'università locale, per esempio, una chiesa cattolica di Lucerna, in Svizzera, ha installato un chatbot dedicato a Gesù nel suo confessionale: è in grado di rispondere a domande teologiche e offrire guida spirituale. Nel 2023, centinaia di luterani a Norimberga, in Germania, hanno partecipato a una funzione religiosa generata e trasmessa da ChatGPT. E c’è chi pensa che molte delle funzioni di un sacerdote potrebbero essere sostituite dai chatbot stessi. "Se un sermone è preparato da un'IA e non da un sacerdote – si chiede Verhoef – quanto possiamo considerarlo un vero sermone?". “L'arroganza e il potere di cui si appropria il Gesù virtuale evidenziano anche i pericoli dell'IA in generale – scrive il filosofo a conclusione del suo lavoro di analisi -. La questione va oltre il singolo chatbot, ma riguarda anche i social media e a tante altre piattaforme digitali attraverso le quali si può essere sempre più manipolati e persino controllati dall'IA”.