Spirito d’iniziativa, operosità, coraggio, audacia dovrebbero essere caratteri positivi, visto che sono alla base dell’evoluzione della nostra specie, dalle caverne ai grattacieli, eppure non è sempre tutto così lineare. Lo dimostrano origine e fortune alterne della parola che riassume tutte queste qualità: intraprendenza. Semplice e complessa. L’origine di intraprendenza non sembra nascondere misteri: deriva dal verbo latino intraprendere, composto dal prefisso “intra” (dentro) e dal verbo prehendere (afferrare, scegliere). L’unione porta letteralmente a “mettersi dentro”, entrare in un progetto, prendere l’iniziativa. Parola che fotografa una inclinazione antichissima; eppure, raggiunge la nostra lingua solo nel 1763 (secondo la datazione del dizionario di Tullio De Mauro). La straordinaria rivoluzione medievale. Volendo fare una semplificazione, che aiuta a comprendere l’evoluzione di questa parola, dobbiamo tornare indietro di qualche secolo, in quella fase del Medioevo successiva all’alba del secondo millennio, quando la struttura sociale codificata in clero, contadini e cavalieri si andava evolvendo con l’apparire di un nuovo soggetto che avrebbe stravolto ogni precedente struttura: i mercanti. È questa nuova classe sociale che non detiene diritti nobiliari come i cavalieri, non ha il possesso dell’istruzione, monopolizzata dal clero, ma non vuole accontentarsi di lavorare, come i contadini, perché altri godano i frutti. La vera e straordinaria forza dei primi mercanti è l’intraprendenza: il coraggio di rischiare la compravendita dei prodotti, di ampliare le frontiere del commercio, di esplorare rotte poco battute fino a lanciarsi, nel giro di pochi secoli, nel mercato principe, quello del denaro, accumulando fortune con i prestiti e l’usura, soccorrendo papi, principi e re nelle loro imprese, pagandone in alcuni casi prezzi altissimi, conquistando posizioni di potere sempre più forti e aprendo la strada alla fondazione degli istituti bancari. Significato spregiativo. È del tutto evidente che la propensione al rischio di questa intraprendenza, non comprendesse tra le condizioni necessarie una morale intransigente. Anzi, spesso, è proprio l’assenza di scrupoli, la propensione ad un agire spregiudicato, a contrassegnare un significato spregiativo che la parola intraprendenza si è portata dietro, quella audacia eccessiva che ha acquistato anche i significati di sfacciataggine, spudoratezza. Piccola digressione educativa. C’è un accostamento della parola intraprendenza ai bambini che troviamo in uno dei momenti più alti della storia della pedagogia: l’insegnamento di Maria Montessori. Quell’educatrice che nel 1906 aprì la prima scuola nel disagiato quartiere di San Lorenzo, una parte di Roma «ove la gente per bene - era il pensiero comune all'epoca - passa solo dopo morta». Occupandosi di bambini, che prima venivano lasciati incustoditi da genitori lavoratori che non avevano le risorse per fornire loro diversi tipi di tutela e istruzione. È lei che imposta un metodo per l’educazione dei bambini legato alla libertà, all'intraprendenza, all'anticonformismo, alla creatività. Il grande equivoco e la lezione. Ancora oggi, nonostante decenni di esperienze in migliaia di scuole che seguono il metodo montessoriano in tutto il mondo, chi non le conosce è vittima di un pregiudizio sulla mancata disciplina che ne sarebbe alla base. In realtà il grande equivoco è proprio sul rapporto tra libertà e disciplina: «Libero e disciplinato sono due termini che fatichiamo a pensare come descrittivi di una sola persona, quasi in antitesi. Maria Montessori, in molti suoi scritti e in maniera continua in tutto il suo lavoro e la sua ricerca educativa, ci accompagna a un ribaltamento profondo di questi termini e dei giudizi che esprimiamo quando li utilizziamo, ma soprattutto a un totale stravolgimento dei criteri che usiamo per formulare quei giudizi». Spesso Maria Montessori avverte i genitori del rischio di trovarsi coinvolti, seppur involontariamente, in quella che definisce una lotta tra adulto e bambino, un braccio di ferro che pone da un lato il bisogno del bambino di apprendere, esplorare, muoversi con i suoi tempi attraverso le tappe della crescita, il suo bisogno vitale di «formarsi», di intraprendere l'avventura della vita, e dall’altro i genitori. «Non si può essere liberi se non si è indipendenti» è la lezione di Maria Montessori. Ad un secolo di distanza rimaniamo nel dubbio: siamo sicuri che riguardi solo i bambini?
Intraprendenza, coraggio e audacia (meglio con qualche regola)
Dall’irruzione dei mercanti nella vita sociale alla grande lezione pedagogica di Maria Montessori






