Il processo resta a Genova. Qui dove è nata l’indagine cosiddetta “Morandi bis”, mega procedimento nato dall’inchiesta sul crollo del viadotto Polcevera che chiama in causa le ispezioni su altri viadotti, sulle gallerie della rete di Aspi targata Benetton, ma pure l’installazione di barriere anti-rumore considerate dall’accusa pericolose e fuori norma.
Il processo resta a Genova e a deciderlo, pochi minuti fa, è stata la Corte di Cassazione. A sollecitare i giudici di Roma è stato proprio il tribunale di Genova. Perché secondo quanto sostenuto dai difensori di alcuni imputati (ex dirigenti di Autostrade per l’Italia) la competenza di questo filone spetterebbe ai colleghi di Roma, città dove si sarebbero verificati i primi presunti reati di falso.
Così gli avvocati hanno sollevato il “vizio di competenza territoriale”, mentre la Procura del capoluogo ligure ha sempre rivendicato la titolarità dell’inchiesta, nata proprio sulle indagini compiute dalla Guardia di Finanza di Genova. Ora si tornerà in aula a Genova, dove il 27 novembre ripenderà il dibattimento appena iniziato.
Gli investigatori, indagando dopo il disastro e la strage di 43 persone, si sono imbattuti nei report falsificati sui ponti e sulle gallerie “fuorilegge”, sulle barriere antirumore a rischio crollo. L’intero fascicolo è in mano ai pm Stefano Puppo e Walter Cotugno (quest’ultimo, insieme a Marco Airoldi, è titolare dell’inchiesta principale, quella sul crollo e la strage).








