Si sentono quasi gli odori degli angoli di quotidianità ritratti uscire dalle piccole tele quadrate: la fetta di pane appena tagliata profuma di grano e di casa, poggia su un tagliere di legno chiaro che anch’esso profuma di uomo e natura e sta a sua volta su di un ripiano in legno, un tavolo di cui si scorgono le venature ma non la forma e né la posizione nello spazio; gli occhiali sfilati da un volto, a riposo tra le pieghe di un maglione, raccontano di un momento di quiete, e così profumano del libro appena letto, della persona che avvolta nella lana ha trovato il calore; il blu su cui affaccia il terrazzo di una stanza profuma di salsedine, le scarpe che si intravedono dalla stessa finestra hanno l’odore asciutto dell’ordinario.

Il pittore Giuseppe Sciortino

In quest’ultima tela, il pittore Giuseppe Sciortino ritrae la sua camera da letto a Palermo, che è per lui casa, anche se da diverso tempo vive a Firenze, dal 2008, quando a diciotto anni ha cominciato gli studi all’Accademia di Belle Arti con la guida del pittore Adriano Bimbi, che insieme allo storico dell’arte Antonio Natali curerà la prossima mostra di Sciortino prevista per fine ottobre nella Sala delle colonne del Comune di Pontassieve. Intanto però, le sue opere sono esposte ancora per qualche giorno, fino al 5 ottobre, nello spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea in via dei Sassetti numero 1, da cui prende il nome Spazio Sassetti (aperto dalle 10.30 alle 13 e dalle 15 alle 18.30). “Mimesi dell’ordinario”, a cura di Fabio Bechelli, riunisce una serie di opere che l’artista chiama miniature, tele da 15 x 15 o 20 x 20 cm che ritraggono angoli di una stanza, di una seduta, dettagli domestici e di quotidianità. “L’ispirazione arriva da sé, non credo molto nel libero arbitrio in questo senso”, dice l’artista: “In una stanza ci sono talmente tante cose che diventa un vero e proprio universo a sé, e a volte qualcosa attira la mia attenzione, qualche scorcio stranamente familiare”. Nell’angolo superiore sinistro di un letto, c’è un lenzuolo raggrinzito che ricorda le pieghe che la notte disegna intorno agli occhi: la tela è intitolata “Il mio letto”, e osservandola ci si sente sospesi in quell’attimo immortalato, e l’angolino ritratto diventa molto più di ciò che è. Così si sente Sciortino nel suo atto creativo, pervaso da emozioni simili a quelle che sente ora chi guarda la sua opera: quiete e leggerezza, amiche della concentrazione.