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Ci sono palestinesi che scavalcano il muro di dodici metri che separa la Cisgiordania dal territorio di Israele, per andare a lavorare nei cantieri israeliani. È una cosa vietata e quando i soldati israeliani sorprendono i palestinesi nel tentativo di scavalcare il muro reagiscono come se fosse un’incursione terroristica e sparano. Succede più volte, ogni settimana. Domenica i soldati hanno sparato contro un palestinese di 33 anni che stava scavalcando vicino a Gerusalemme Est e lo hanno ferito a una gamba.

Gli ingressi non autorizzati continuano anche se sono rischiosi. Due anni fa, dopo le stragi di Hamas del 7 ottobre, il governo israeliano vietò l’ingresso ai circa 100mila palestinesi della Cisgiordania che lavoravano in Israele, soprattutto nei cantieri – un settore che offre molto lavoro nel paese. Quel divieto non è mai stato revocato. Sono passati due anni e da allora molti muratori palestinesi al di là del muro di separazione sono ancora disoccupati.

Il muro che divide la Cisgiordania da Israele sulla via per Gerusalemme all’interno dei territori occupati (Gabriele Micalizzi, CESURA, per il Post)

«Vorrei vedere che cosa fareste voi», dice Ahmad Abu Ali, 51 anni, da un letto dell’ospedale Khalil Suleiman a Jenin, dove è finito dopo aver tentato per la prima volta in vita sua di scavalcare il muro di separazione. «Mia figlia ha quindici anni e quando mi chiede dieci shekel (due euro e mezzo) non so che cosa risponderle. Volevo soltanto lavorare, non sono mai stato contro nessuno», dice. Il messaggio sottinteso è: non ho idee che possano essere considerate pericolose dagli israeliani. Quando lavorava dall’altra parte del muro prendeva tra i 500 e i 550 shekel a giornata, che è una somma tra i 128 e i 140 euro.