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Non c’è bisogno di metterla giù tanto complicata. Il verdetto delle Marche pesa come un macigno, più di ogni congresso, direzione o assemblea del Pd. Perde Elly Schlein, travolta nel suo «Ohio» personale, dove subisce anche l’onta di un distacco che brucia. Per due anni la sinistra ha coltivato l’illusione di una rimonta. Invece, dalle urne marchigiane, arriva una sentenza senza appello: la segretaria del Pd è fuori strada, come «deragliata» su un binario morto. Perché accade tutto questo? Perché Schlein sceglie il metodo «flottiglia» per la risoluzione dei problemi seri, cioè incoraggia l’idea che una «manifestazione» (più o meno sgangherata) possa servire a cambiare le cose. In realtà propone un mix letale: giovanilismo d’assalto (regolarmente sequestrato dai maranza di turno, come alla stazione Centrale di Milano); velleitarismo internazionalista (che finisce per fare il gioco dei tagliagole di Hamas, odiati dall’intero mondo islamico); paraculismo malcelato (a nessuno importa di Gaza, si cerca solo la ricaduta politica nazionale). Il risultato è una sinistra perennemente «contro».

Trombati come Ricci. Flop del Pd nelle Marche, ad azzopparlo è stato il M5S