di
Giampiero Rossi e Gianni Santucci
Rifatto l’impianto, in corso le verifiche Mm: entro il 15 ottobre servizio ripristinato. Ma i timori per il freddo restano
Doccia all’alba, speranza d’acqua calda. Non certezza, ma possibilità: che nel serbatoio, nelle ore notturne, si sia accumulata acqua sufficiente per lavarsi. Per il resto, acqua fredda. O tiepida. Oppure (soluzione di queste settimane) scaldata sul fornello. Tra luglio e agosto, in qualche modo, con la calura esterna, il disagio era sopportabile, almeno per qualcuno: non certo per gli anziani. Non avere acqua calda per lavarsi è diventato uno stillicidio sempre più insopportabile a settembre, fino all’abbassamento delle temperature degli ultimi giorni. E per ottobre si profila un incubo: una preoccupazione per le quasi 210 famiglie che vivono nelle case popolari del Comune in via Rizzoli, tra i civici 73 e 87, al confine della città verso Cascina Gobba. Sono «i palazzi della legionella», quelli in cui un focolaio del batterio, prima dell’estate, ha provocato una dozzina di contagi (di abitanti con età compresa tra i 70 e i 92 anni) e due decessi. Ecco, da quel momento, chiusi gli impianti e i serbatoi per l’acqua calda, è stata installata in cortile una caldaia d’emergenza, con un accumulo di 500 litri d’acqua: «Che per oltre 200 famiglie — raccontano gli abitanti — è del tutto insufficiente; in alcuni appartamenti, i più alti, non arriva neppure. E adesso andiamo verso la stagione fredda. Come lo passeremo? Scaldando nei pentolini l’acqua per lavarci? Qui vivono moltissime persone anziane, si può immaginare quanto siano preoccupate».






