Sono stati tra i primi a rendere l’intelligenza artificiale uno strumento didattico, intuendo le potenzialità delle nuove tecnologie in ambito accademico. Una direttrice che Escp Business School, con sede italiana a Torino, implementerà anche nel suo piano strategico 2026-2030, presentato a Parigi lo scorso luglio. «Il nostro piano strategico – spiega Francesco Rattalino, vice presidente esecutivo di Escp Business School – non è una reazione al mondo di oggi, ma un percorso avviato già da tempo. Anni fa abbiamo lanciato un master in Big Data e Business Analytics, a valle anche del rafforzamento dei docenti con competenze specifiche, molti dei quali con un background in computer science». Il trend all’epoca era il big data, «ma avevamo intuito che avrebbe avuto un impatto significativo nel business al di là della sola componente analytics. Sono passati circa cinque anni; all’epoca nessuno poteva prevedere la velocità di sviluppo, ma siamo stati bravi a cogliere questa opportunità e a prepararci, perché una business school lavora su tempi lunghi». La partnership siglata con OpenAI, prosegue Rattalino, è stata la naturale conseguenza di questo approccio. «Per me, questo filone tecnologico non è stata una reazione ai cambiamenti, ma un’anticipazione dei segnali deboli. Abbiamo avuto la fortuna di avere docenti competenti e appassionati di questi trend, e questo ci ha permesso di procedere rapidamente». Lo stesso vale per la formazione geopolitica, che nel nuovo piano industriale di Escp sarà fortemente potenziata. «Oggi l’analisi politica è fondamentale, perché l’instabilità politica influenza direttamente l’analisi economica» spiega il vice presidente esecutivo. «Per questo il nostro posizionamento ci ha portato a sviluppare competenze specifiche in business e diplomazia, con master specialistici in Business and Diplomacy, molto richiesti anche dagli executive». In tema di diplomazia e geopolitica, non si possono ignorare i recenti sconquassi globali, in particolare le politiche di Donald Trump sulle università e il veto sui reclutamenti di docenti dall’estero. «Continuiamo a collaborare con le università americane, firmando nuovi accordi. Per noi è importante costruire ponti, non muri. Potrebbe essere un’opportunità per l’Europa, più attrattiva per alcuni studenti. Abbiamo già predisposto procedure di reclutamento per chi non riuscisse a ottenere il visto per gli Stati Uniti». Rattalino nota inoltre una nuova tendenza nel mercato accademico. «Molti ricercatori vogliono tornare in Europa, non solo a causa di tagli ai fondi, ma anche per le nuove possibilità di ricerca. Pensiamo che il prossimo anno sarà un buon mercato per reclutare. I valori europei devono restare centrali, così come il sostegno alla ricerca indipendente. In Francia e in Italia i fondi per la ricerca sono aumentati e le università europee hanno un vantaggio: oltre alla tecnologia e alle competenze tecniche sviluppano spirito critico e discernimento, mettendo le persone al centro».
Rattalino: “Escp cresce con Ai e geopolitica Costruiamo ponti con l’America”
Il vicepresidente della business school: «In Ue nuove opportunità»






