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Martedì si terrà alle Nazioni Unite una conferenza sulla situazione dei profughi rohingya, che da anni vivono in Bangladesh in condizioni disastrose. Ma alla conferenza – che è la prima del suo genere e la più importante mai organizzata finora – non potrà partecipare nessun profugo rohingya.

Nessun rappresentante della comunità dei rohingya in Bangladesh è riuscito a ottenere un visto per gli Stati Uniti, e né le Nazioni Unite né il governo del Bangladesh, che in precedenza avevano sponsorizzato visti per i profughi, hanno fatto molto per aiutarli. Alla conferenza parteciperanno alcuni membri della diaspora rohingya, cioè persone di etnia rohingya che vivono all’estero, ma nessuno che abbia davvero vissuto nei campi profughi in Bangladesh. L’assenza di rappresentanti locali alla conferenza dell’ONU mostra in un certo senso quanto la crisi dei rohingya abbia perso centralità, mentre le condizioni di vita nei campi profughi continuano a peggiorare.

I rohingya sono un gruppo etnico di religione musulmana originario soprattutto del Myanmar, un paese a maggioranza buddista. A partire dal 2017 più di 700mila persone lasciarono il paese e si rifugiarono nel vicino Bangladesh per sfuggire alle persecuzioni etniche del governo birmano. Oggi i rohingya in Bangladesh sono più di un milione.