di
Roberto Gressi
La segretaria alle prese con la «diversità» dei 5 Stelle e le mire di Conte
Dai, in quanti film lo avete visto il pugile al quale offrono di combattere per il titolo? L’uomo che lo segue all’angolo gli dice: fermati, stai al coperto, non è l’ora, magari il tuo tempo verrà. Macché, quello non ci sente, ha fretta di arrivare, e magari non finisce con il Ko, ma il cartellino dei giudici è unanime: hai perso e basta. Poi certo, se hai detto a tutti che alle regionali vincevi cinque a uno, e che pure il Veneto era perlomeno contendibile, ti ritrovi in un bel guaio.
La parola d’ordine di Elly Schlein, «testardamente unitari», a logica il suo senso ce l’ha, perché più ti distacchi dagli altri, più la solitudine aumenta. Ma se metti insieme un’alleanza da crociata e ti travolgono, l’accusa di aver costruito un’armata Brancaleone è difficile scrollarsela di dosso. Le Marche erano già del centrodestra, e perdere per un’incollatura ci stava pure, ma non così, con un divario di otto punti. Tra una settimana c’è pure il voto in Calabria, gatta ostica da pelare. Il regno di Zaia, seppur ex, pare una montagna troppo dura da scalare. E allora, per fare tre a tre, bisogna che il centrosinistra vinca in Toscana, Campania e Puglia: probabile magari, ma tutto in rimonta.








