Elly Schlein tra le pressioni del centro e le dieci sconfitte con il M5S che porta in dote (pochi) voti(Roberto Gressi) Dai, in quanti film lo avete visto il pugile al quale offrono di combattere per il titolo? L’uomo che lo segue all’angolo gli dice: fermati, stai al coperto, non è l’ora, magari il tuo tempo verrà. Macché, quello non ci sente, ha fretta di arrivare, e magari non finisce con il Ko, ma il cartellino dei giudici è unanime: hai perso e basta. Poi certo, se hai detto a tutti che alle regionali vincevi cinque a uno, e che pure il Veneto era perlomeno contendibile, ti ritrovi in un bel guaio. La parola d’ordine di Elly Schlein, «testardamente unitari», a logica il suo senso ce l’ha, perché più ti distacchi dagli altri, più la solitudine aumenta. Ma se metti insieme un’alleanza da crociata e ti travolgono, l’accusa di aver costruito un’armata Brancaleone è difficile scrollarsela di dosso. Le Marche erano già del centrodestra, e perdere per un’incollatura ci stava pure, ma non così, con un divario di otto punti. Tra una settimana c’è pure il voto in Calabria, gatta ostica da pelare. Il regno di Zaia, seppur ex, pare una montagna troppo dura da scalare. E allora, per fare tre a tre, bisogna che il centrosinistra vinca in Toscana, Campania e Puglia: probabile magari, ma tutto in rimonta.L’istinto cannibale del Pd, che di segretari ne ha fatti fuori a iosa, già aleggia, ma con Elly la musica è un’altra, e nel partito lo sanno bene che Elly non è donna da dimissioni. Da quando è stata eletta ha perso, ma anche un po’ vinto, e non ci sono dubbi sul fatto che andrà avanti.Il fronte riformista però ne ha già abbastanza. Dell’alleanza con i Cinque Stelle, prima di tutto, che pensano metta i Dem in posizione subalterna e che, come spesso accade quando il candidato è del Pd, non porta voti. Prova ne sia che le Marche sono la decima regione in cui l’asse giallorosso viene sconfitto. Ma non ne può più neanche della gestione unitaria perseguita da Stefano Bonaccini, che considerano troppo morbido, e del quale già pensano di fare a meno. Come tutto questo si traduca in azione unitaria per la verità non è chiaro, perché almeno finora quasi nessuno ha pensato seriamente a una scissione o a passi definitivi per cambiare una minoranza in opposizione. Si aspetta il convegno di Milano, a fine ottobre, a meno che gli eventi, si legga voto in Calabria e in Toscana, non facciano precipitare gli eventi. Ma pure sul bastione del principale alleato, i Cinque Stelle, le acque non sono calme.Lo sanno anche i sassi che Giuseppe Conte, con Matteo Ricci a favore del riarmo dell’Europa e per di più indagato a Pesaro per il suo pregresso da sindaco, ha dovuto torcere il braccio dietro alla schiena al suo Movimento per fargli accettare quella candidatura. E lui, come dimostra pure il suo risultato nelle urne, lo ha detto e ridetto al popolo e al Paese che non è in grado di portare ovunque il suo elettorato. Un partito in mano a Virginia Raggi e ad Alessandro Di Battista mai e poi mai avrebbe accettato l’alleanza.Giuseppe Conte lo sa bene, ma pensa anche che non c’è futuro, in vista delle Politiche, se non si mette in campo uno schieramento che possa rendere credibile un’alternativa di governo. Pure i sondaggi gli danno un po’ ragione, perché i Cinque Stelle hanno cominciato lentamente a risalire da quando ha dato il via libera all’alleanza. Certo però le Marche stanno lì a dire che non basta, e pure in tentativo, in zona Cesarini, di spostare lo scontro sulla solidarietà con Gaza non ha funzionato, ed è stato anzi letto come una mossa strumentale.Dario Franceschini è convinto che la vocazione maggioritaria del Pd sia ormai da mettere nel cassetto. Alleanze come via obbligata. Ma anche Schlein dovrà affrontare una contraddizione: da una parte ha bisogno di non trascurare il centro, senza pensare che sia una ruota di scorta da aggiungere a un passo delle Politiche. Dall’altra, se vuole continuare con i Cinque Stelle, deve fare i conti con la loro natura, che non assomiglia, come valori e prospettiva, al percorso della sinistra tradizionale. Insomma, un’alleanza tra diversi.Finora la segretaria ha sempre dribblato questi argomenti, quasi pensando - se si può rubare uno slogan a Silvio Berlusconi - che tutto questo non sia altro che «il teatrino della politica». Mentre alla gente interessa la sanità, il lavoro, la scuola, insomma tutto quello che riguarda la vita e i problemi quotidiani. Che poi uno dice: vai a darle torto. Ma sembra anche un modo per non affrontare le contese politiche interne al partito e alla coalizione per tenersi lontana dai guai, e probabilmente non potrà continuare così a lungo.Anche perché le elezioni legislative non sono lontane, e dei temi andranno affrontati, a partire dalla politica estera. Oltre al fatto che pende la scelta del candiato premier del centrosinistra: un ruolo al quale Elly Schlein legittimamente aspira, ma anche Giuseppe Conte non potrà stare lì soltanto a fare il portatore d’acqua, e pure la strada che porta alla scelta di un nome terzo non è da escludere. Né si può immaginare che il dilemma possa essere risolto solamente con l’atto salvifico delle primarie.
I risultati delle elezioni regionali nelle Marche: Acquaroli rieletto presidente con oltre il 52%: «Dedico la vittoria Meloni, ha creduto in me prima di tutti»
FdI primo partito al 24,1%, coalizione del centrodestra al 54,3%. Meloni: «Vince per lavoro senza sosta». Affluenza al 50,01%, in calo di 10 punti










