Carlo Ratti, architetto e urbanista, professore al Politecnico di Milano e al Massachusetts Institute of Technology di Boston, predilige il termine “senseable”, sensibile, quando parla delle città e del loro futuro. Lo spiegherà al Festival di Salute, il 10 ottobre, alle 10,25, nel talk intitolato “Intelligenti e inclusive: le città che sogniamo”.

Con il termine “senseable” ha battezzato il centro studi che guida a Boston e lì, in una delle città più eleganti d’America, progetta come trasformare le città in luoghi “sensibili” e, quindi, non solo smart. Attenta e disponibile è la sua città ideale: mentre raccoglie dati sui cittadini e sui loro comportamenti, interpreta il Big Data e lo rielabora per contribuire a un modo inedito di sognare e costruire. Invece di condizionare e dominare, l’high tech si offre come un florilegio di opportunità e un invito alla creatività. “Credo che l’espressione smart city sia riduttiva – ha detto -. L’evoluzione verso la “senseable city”, invece, avviene per far sì che le nostre metropoli includano anche la componente umana”.

Il manifesto di una nuova architettura

Algoritmi e neuroni, quindi. Come si dimostra nella Biennale Architettura in corso a Venezia e che Ratti è stato chiamato a curare. Le ha dato il titolo significativo di “Intelligens. Natural. Artificial. Collective” e questa formula risuona come un manifesto. “Ci proponiamo un esperimento di convergenza tra diverse forme di intelligenza”, ha dichiarato Ratti alla presentazione del grande evento. Dalla natura alla tecnologia, attraverso le loro interazioni. Così, costruire edifici e grattacieli, piazze e scuole, quartieri e infrastrutture si rivela un esercizio di iniziative multiple e – ancora una volta – inclusive. Come insegnano il presente e il passato di Venezia, le città e le megalopoli sono conglomerati sempre più fragili, sottoposte alle pressioni di popolazioni eterogenee e alle aggressioni di una natura stravolta dai cambiamenti climatici. Dai roghi di Los Angeles alle inondazioni di Valencia, si moltiplicano i moniti: le aree urbane, che siano centri o periferie, entità recenti o arcaiche, hanno bisogno di essere ripensate. La salute degli umani e la salute dei luoghi si mischiano e si influenzano.