Internazionalizzare significa mettere radici sempre più profonde nel territorio di origine. Non è una contraddizione, e lo dimostra il caso di Eurostampa. Nata nel 1966 a Bene Vagienna (Cuneo), negli anni con le sue etichette di alta qualità è riuscita a vestire i prodotti di tutti i marchi più pregiati del food and beverage. La produzione è in tre continenti, ma il cuore resta nella “Granda”: «Qui - spiega l’ad Gian Franco Cillario, figlio del fondatore Luciano - le persone vogliono lavorare, studiare e viaggiare: ecco perché cerchiamo di attirare i migliori talenti del nostro territorio e abbiamo almeno un cuneese in ogni stabilimento». La formula funziona. L’anno scorso, Eurostampa ha chiuso con 15 miliardi di etichette prodotte e un fatturato di 255 milioni di euro. Traguardi raggiunti anche grazie ai 1250 dipendenti sparsi nei sette siti di produzione, di cui sei all’estero: Usa, Messico, Francia, Scozia e l’ultimo, inaugurato lo scorso giugno, in India. Come avete deciso di sbarcare sul mercato indiano? «Per noi non è stata una novità, è un mercato che seguiamo da 10 anni. L’India è il terzo produttore di distillati al mondo, e due anni fa i nostri clienti nel Paese ci hanno chiesto quando avremmo iniziato a investire lì. Non ci spostiamo in un Paese per speculare o ridurre i costi pagando stipendi più bassi, ma per portare il nostro modo di operare dove c’è richiesta. Così, il 12 giugno abbiamo aperto il sito di Goa, che lavora con i grandi clienti del gruppo ma anche con le distillerie locali». Quali sono le vostre sfide lì? «Oltre a produrre le etichette, diamo una mano con l’anti-contraffazione, che soprattutto per prodotti di alto valore è sempre più importante. Con i nostri fornitori vogliamo aiutare a garantire l’autenticità e la tracciabilità dell’etichetta grazie ad antenne, ologrammi, lamine e carte speciali che permettono di autenticarla». Il vostro Stefano Camisassa, 32 anni, è stato nominato Direttore della Produzione a Goa dopo un Master per manager senior con un’anima anche piemontese: ci racconta? «È l’Executive Master in Business and Technology nato da Cuoa Business School e Politecnico di Torino. Stefano ha iniziato a lavorare con noi a 18 anni, formandosi sul processo di stampa e sulla gestione del personale, e il master gli ha consentito di completare con competenze manageriali, nei big data e nell’Ai». Come dialogate con le nuove frontiere del digitale? «Fino a 10 anni fa eravamo concentrati sulle tecnologie di stampa, su rilievi e inchiostri. Negli ultimi anni ci siamo focalizzati sull’automatizzazione dei processi produttivi e sulla connettività delle etichette». Cioè? «Fare una bella etichetta è fondamentale, è il vestito di un prodotto, ma abbiamo lavorato anche per trasformarla in un’esperienza. La digitalizzazione consente di connettere il prodotto con il consumatore tramite piattaforme software con antenne Nfc che permettono di arrivare al sito web del cliente, o guardare campagne pubblicitarie. L’etichetta è un portale per accedere a nuove informazioni». Siete un’azienda internazionale. Come mantenete salde le radici nel cuneese? «In tutti i nostri siti abbiamo personale che viene da qui, e questo ci consente di mantenere legate le varie business units. E poi, quello che esportiamo all’estero sono proprio i nostri valori: l’eccellenza, la massima qualità, il miglior servizio al cliente. Ogni giorno cerchiamo di instaurare relazioni positive con le persone del nostro territorio in modo che siano contente di venire a lavorare qui, e diamo l’opportunità di spostarsi in altri siti per crescere. Di solito funziona: chi lavora da noi si sente legato all’azienda e sa che qui trova un’opportunità». Come cambia la “Granda”? «In meglio. Vent’anni fa si parlava solo di Torino e di automotive, oggi moltissime realtà del cuneese fanno cose spettacolari. E la disoccupazione è inferiore alla media nazionale. In questa provincia c’è gente che ha voglia di studiare, lavorare, viaggiare. Ecco perché la nostra crescita passa soprattutto da qui».