E sono cinque. Ferdinando “Fefè” De Giorgi li ha vinti tutti i Mondiali dell’Italia, tre da giocatore e due da commissario tecnico. È l’allenatore salentino a certificare che la Generazione dei fenomeni vince ancora, segnando la storia proprio come 35 anni fa. «Sono orgogliosissimo, soprattutto per la Federazione, che ora entra nella leggenda. Essere in compagnia di Julio Velasco anche in questo traguardo mi rende davvero felice. Mi ha mandato un messaggio ma non l’ho ancora letto. Lo sento sempre vicino, facciamo parte della stessa famiglia da decenni», commenta mister 5 mondiali dopo la finale vinta con la Bulgaria tra lacrime e abbracci. «Con questa competizione ci deve essere un feeling particolare, dovrei fare solo quella», scherza il ct che dal 2021 è andato sempre in una finale con la sua Nazionale.

Italvolley campione del mondo, i record di De Giorgi: "Mai stanco di vincere, squadra eccezionale"

È l’uomo dei record. «La cosa che mi fa più piacere è che cambiando mestiere sono riuscito ad arrivare con le mie squadre a quello che ero arrivato come giocatore, è una grande soddisfazione». Il suo sorriso forse nasconde stanchezza, come sta? «Benone, di vincere non mi sono mica stancato. Però dietro questa vittoria c’è tantissimo lavoro, non solo mio, ma di tutte le persone che quest’anno hanno vissuto una lunga estate. Per il resto non vedo l’ora di tornare in Italia, sarà quella la vera festa. Cerco lu sule, lu mare e lu ientu come si dice in salentino». Un Mondiale vinto da un gruppo speciale. «Dall’infortunio a Lavia al recupero di Russo sono successe tante cose che solo un gruppo come questo poteva assorbire e trasformare in energia positiva. È stato un anno importante, culminato con questa vittoria che è una grande soddisfazione ma, a prescindere da questo, è un gruppo che ha un suo percorso, una sua evoluzione, una sua crescita che ha sempre cercato». Ma perché è così speciale? «Lo è nel modo di vivere la maglia, nel modo di aiutarsi, nel modo di integrare le persone. Quest’anno abbiamo avuto degli innesti che non sono mai stati lasciati indietro. È da questo punto di vista che è un gruppo speciale e lo ha dimostrato in tante occasioni e poi in particolare al Mondiale». Dopo la partita persa con il Belgio si vedeva nero. «È stato uno schiaffo che ci ha fatto entrare subito nella realtà vera di questo torneo mentre alcune squadre sono rimaste sorprese e sono uscite di scena». Si è sentito messo in discussione? «Siamo sempre sotto esame. Se soffrissi questo tipo di situazione, dovrei cambiare mestiere». La medaglia di legno di Parigi è stata la molla per rivincere i Mondiali? «Nello sport le grandi vittorie nascono sempre da sconfitte che fanno male, nascono da lì per chi le sa usare. Se invece le usi per farti del male da solo allora non ce la fai». Dal 2021 a oggi quanto è cambiata la sua Italia? «Partimmo con il cambio generazionale avendo solo 15 giorni per preparare una squadra e convocando anche giocatori di A2 e vincemmo gli Europei. Nel frattempo c’è chi si è sposato, ha avuto figli, ha aperto un’attività. Nella vita di un atleta ogni anno vale di più, anche in termini di consapevolezza». Che pensiero del passato le torna in mente in un momento così felice? «Penso a quando è arrivata la mia prima convocazione in azzurro nel 1986 dal professor Prandi, una delle gioie più grandi e indimenticabili che mi riconduce spesso a quello che è l’amore verso questa maglia che non è cambiato di una virgola». Tutto parte da lì? «Sì, da questo amore, da questo orgoglio nel rappresentare il proprio Paese. Una cosa che abbiamo avuto in Nazionale, che ho avuto io e che questo gruppo ripercorre». Il famoso “Noi Italia”. «Che nasce fondamentalmente dal desiderio di rappresentare la propria Nazione, di essere insieme agli altri e costruire come hanno fatto i ragazzi quest’anno». Mercoledì 8 ottobre si torna al Quirinale da Mattarella, tutti convocati. «Lo rivediamo con piacere dopo che ci siamo assentati qualche mese. Devo pensare a cosa dirgli però...».