Una corsa contro il tempo. Per scongiurare il peggio: un attacco della Marina israeliana alla Flotilla. Con conseguenze imponderabili. È stata un’altra giornata febbrile per la diplomazia italiana. Mentre nella Capitale andavano in scena i colloqui fra i rappresentanti della Flotilla, il governo e le opposizioni, il canale fra Roma e Tel Aviv è stato riattivato.

Un colloquio fra l’ambasciatore italiano Luca Ferrari e il presidente israeliano Herzog è servito a tracciare alcune linee rosse. Da un lato le garanzie. Sulla carta sono queste. Il governo Netanyahu ha assicurato al nostro Paese che non sarà utilizzata forza letale contro l’equipaggio della flotta umanitaria per Gaza. Ovvero: si farà di tutto per evitare morti e feriti. Dall’altro lato però la conferma di una linea dura che non accenna a virate. Le forze speciali israeliane - è il senso del monito riferito da Herzog al nostro governo - fermeranno senza esitare un attimo l’avanzata delle quaranta imbarcazioni dirette nelle acque che bagnano la Striscia. A cui non sarà concesso varcare di un solo metro la linea (contestata dalla comunità internazionale) che Israele identifica per demarcare le sue acque territoriali. LA TELA CON HERZOG È un passo avanti, dopo giorni di muro contro muro. L’Italia gioca la carta della diplomazia per muovere a miti consigli l’inamovibile governo Netanyahu. Ferrari - che prima del colloquio si è coordinato con la premier Giorgia Meloni (di cui è stato consigliere diplomatico a Palazzo Chigi) oltre ovviamente al ministro degli Esteri Antonio Tajani - ha reso note alla controparte le preoccupazioni italiane. Per gli attacchi dei droni contro la Global Sumud Flotilla, condannati nei giorni scorsi. E per nuovi incidenti, o aggressioni, che gli apparati di intelligence ritengono credibili nelle ore a venire. Herzog da parte sua ha espresso apprezzamento per l’appello del Capo dello Stato Sergio Mattarella (i rapporti personali tra i due sono molto solidi) che ha chiesto alla Flotilla di non violare il blocco navale israeliano consegnando piuttosto a Cipro, con la mediazione del Patriarcato latino, il carico di aiuti per i gazawi. E la conversazione, riferiscono fonti diplomatiche, si è poi allargata alla guerra che imperversa a Gaza city e alla mediazione offerta di nuovo dall’amministrazione Trump. Una svolta negoziale - è la convinzione israeliana ma anche del governo italiano - potrebbe arrivare «nelle prossime ore», a ridosso del nuovo incontro tra il Tycoon e Netanyahu. Intanto però il caso Flotilla tiene banco. E spezza il respiro ai piani alti di Palazzo Chigi. Dove è palpabile l’irritazione per l’ “oltranzismo” degli attivisti decisi a proseguire verso Gaza nonostante l’appello del Colle, ma anche il timore di un serio, imminente rischio per l’incolumità dei connazionali. Da tre giorni il governo ha inviato come “scorta” della Flotilla la fregata militare Alpino. Chiarendo poi - e lo ha fatto di nuovo ieri il ministro della Difesa Guido Crosetto incontrando a Roma una delegazione dei militanti - che in nessun caso la nave ingaggerà le imbarcazioni israeliane né aiuterà la Flotilla a forzare il blocco navale.LE REGOLE DI INGAGGIO Fonti qualificate della Difesa riferiscono al Messaggero le istruzioni operative impartite nelle scorse ore alla nave militare italiana. Offrirà nei giorni a venire assistenza “search and rescue” e, se ci sarà bisogno, un supporto sanitario all’equipaggio. Ma non potrà fare altro. Crosetto ha messo a disposizione della Sala operativa dell’Unità di crisi della Farnesina un ufficiale di collegamento della Marina per seguire l’operazione. L’ordine dall’alto è di intensificare, giorno per giorno, i messaggi radio alle imbarcazioni per chiedere di invertire la rotta e scongiurare un incontro pericolosissimo. Poi, appunto, subentrano le linee rosse. L’ultimo avviso ai naviganti, si scopre ora, sarà recapitato alla Flotilla quando mancheranno cento miglia nautiche alle coste di Gaza. Dunque ben oltre le presunte acque territoriali israeliane (da Tel Aviv inizialmente era trapelata l’intenzione di intervenire con le forze speciali a cinquanta miglia). Un ultimatum, con l’offerta finale di scortare le barche nel più vicino porto sicuro. Varcata quella linea tutto può succedere.