Nessuno tocchi Tallinn, né ora né mai. La piccola capitale estone respira l’orgoglio di una libertà ritrovata e difesa più volte nel corso della sua storia, che si fa risalire al 1219, così come il suo nome: tannin-linna, castello danese secondo la radice linguistica ungro-finnica.

Palazzi nuovi si innestano letteralmente sui vecchi nella zona del porto, che preserva le ciminiere di impronta ottocentesca; anche l’impronta del passato sovietico che si affaccia qua e là nelle periferie si trasforma: una vecchia fabbrica, ad esempio, accoglie la start up di Andres Kõpper, noto dj e produttore musicale, che insieme a Erik-Einar Eil, mastro distillatore, ha aperto lo scorso ottobre una micro distilleria di gin, pionieristica anche nella produzione alcool-free e con tanta ricerca: i due tipi di ginepro vengono importati da Bosnia e Albania; al piano terra una piccola sala degustazione e i macchinari, sul soppalco lo studio di registrazione di Andres.

Il ristorante medievale Olde Hansa

Presente e passato si intersecano in continuazione. Tappa fissa della visita (https://www.visittallinn.ee) nella città vecchia è Olde Hansa, “restoran” in un massiccio edificio del 1400, dove si respira un medioevo intatto anche nel gusto: lo chef Emmanuel Wille (una carriera stellata in Europa e oggi presidente della compagine estone al Bocuse d’Or) lavora con farro spelta, zafferano, salsicce, zuppe di lenticchie e perfino carne d’orso. Di origine belga, il legame dello chef con Tallinn fa ricordare, in veste mangereccia, i fasti della Lega Anseatica che, dalle coste fiamminghe, si estendeva fin qui. Tutto il personale è in abito medievale, vino e birra arrivano in boccale e tutto è illuminato dalle candele: unica concessione moderna, il pos per pagare il conto.