di

Elisabetta Andreis

A Pratocentenaro, zona nord, in 300 per una settimana hanno spalato fango. Un disastro stimato in almeno 250 mila euro di danni con mobili, divani, cucine e intere pareti da buttare

Il fango si attacca alle scarpe e all’aria, ma non riesce a soffocare l’energia che da giorni attraversa il quartiere di Pratocentenaro, nella zona nord della città. L’oratorio San Paolo VI, uno dei luoghi simbolo del quartiere, è stato travolto dall’esondazione del Seveso del 22 settembre: seminterrati completamente sommersi, palestra, spogliatoi, sala polifunzionale, persino la stanza della San Vincenzo con i pacchi di viveri destinati ai più fragili. Un disastro stimato in almeno 250 mila euro di danni con mobili, divani, cucine e intere pareti da buttare.Eppure ciò che resta negli occhi, più che il fiume di acqua sporca, è il fiume di persone. Più di trecento volontari hanno spalato senza sosta per giorni, e anche durante tutto il week end, riempiendo una trentina di sacche da mille chili di melma e passandosi i secchi come in una catena umana che sembrava non interrompersi mai. Giovani, pensionati, parrocchiani di ieri e di oggi, ma anche sconosciuti arrivati da altre regioni: Piemonte, Emilia, Veneto. C’era chi portava guanti, chi una pala, chi soltanto braccia e tempo.