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22 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 17:32
Le vasche di laminazione non bastano a risolvere i problemi creati dalle esondazioni del Seveso. Possono limitare i danni, ma non sempre riescono a ‘salvare’ le città e i quartieri. Dopo le forti piogge lungo tutto il bacino del fiume (a Seveso oltre 200 millimetri di acqua, ndr), la vasca al Parco Nord, attivata intorno alle 8 di mattina, si è riempita in un paio di ore. E non è servita neppure l’attivazione, per la prima volta, delle due vasche di Senago. A Milano è iniziato il rituale incubo del quartiere Niguarda. Per il sindaco di Milano Giuseppe Sala “qualche disagio c’è stato”, ma la verità è che interi quartieri sono rimasti paralizzati, come raccontano le immagini delle ultime ore. Sono passati circa due anni da quando l’ennesima esondazione del Seveso – che aveva trasformato in una distesa d’acqua diverse aree nei quartieri a Nord del capoluogo. da Niguarda a Ca’ Grande, da Maggiolina a Isola – fece litigare Comune di Milano e Regione Lombardia. Al centro della polemica, ovviamente, i ritardi dei lavori per le vasche di laminazione all’epoca non ancora pronte: quelle di Parco Nord e Senago (Milano) e di Paderno Dugnano, Lentate e Varedo-Limbiate, in provincia di Monza. Ergo: lavori di competenza sia del Comune sia della Regione. Le vasche di laminazione di Senago sono appena entrate in funzione, mentre quella del Seveso, opera idraulica situata nel Parco Nord di Milano, è attiva da novembre 2023. Da allora è stata d’aiuto? Certamente sì, ma non può bastare. “Il tema vero è che il Seveso ha bisogno della sua valle”, dice a ilfattoquotidiano.it Damiano Di Simine, coordinatore scientifico di Legambiente Lombardia.












