di
Alessia Cruciani
Il fondatore e direttore della piattaforma racconta come, grazie «ad animazione 3D, Ai e un modello di mecenatismo digitale, il 2025 chiuderà con due miliardi di visualizzazioni»
Nel regno dei video da 15 secondi, dove lo scroll è legge e l’approfondimento sembra fuori contesto, Andrea Moccia, 40 anni, brillante geologo di Napoli, ha fatto una cosa controintuitiva: ha reso «pop» la scienza. Tanto che oggi viene soprannominato «l’Alberto Angela» del web. Geopop, il progetto editoriale fondato nel 2020, riunisce 14 milioni di follower su tutte le piattaforme social e chiuderà il 2025 con due miliardi di visualizzazioni. Un gran risultato, considerando che i contenuti sono in lingua italiana e trattano temi come scienza, energia, ambiente, tecnologia. Merito di un’intuizione editoriale, di una scrittura visiva di qualità e di un uso sapiente della tecnologia.
La storia di Moccia starebbe in piedi anche come romanzo. Studente alla Federico II di Napoli, laurea in geologia, master in georisorse. Ottiene un internship a Glasgow («Ci eravamo candidati tutti nel corso, scelsero me perché ero il più giovane»). In Scozia si mette in luce e resta tre anni specializzandosi in geologia strutturale e modellizzazione del sottosuolo in 3D. Fino a quando viene chiamato a Parigi dall’Ifpen (l’Istituto francese per le nuove energie) dove resta per otto anni viaggiando molto per progetti con clienti russi, arabi, sudamericani. Mondo vero, responsabilità, una carriera che corre. Eppure, cresce il desiderio di tornare in Italia. «Vivendo all’estero — racconta — ho capito che cosa significa essere italiano: avere una visione a 360 gradi delle dinamiche, elasticità mentale. Abbiamo una creatività che da altre parti non c’è. E siamo bravi a stringere relazioni, anche di amicizia. Questo mi mancava. Ho provato a rientrare ma non trovavo lavoro, eppure mi chiamavano ovunque, dal Canada all’Australia, dove mi avrebbero pagato molto bene».







