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Matteo Castagnoli

Le batterie di trasfertisti in azione tra via Torino e via Dante: dalla polizia locale in quattro mesi denunciate 125 persone. Il ruolo dei «bonificatori» e dei «pali». «Stanno giocando. Il banco è aperto»

Il telefono suona alle 17.50 di sabato: «Stanno giocando. Il banco è aperto». In cinque minuti da piazza Duomo s’arriva in via Torino. Slalom tra il traffico umano e sosta dove un capannello di turisti e milanesi impegnati nello shopping riempie il marciapiedi che s’allarga verso le porte scorrevoli di Primark. Per terra, un tappetino. Sopra, tre «bicchierini», di quelli usati per cucinare i muffin. Sotto, una pallina di gommapiuma gialla. Chi indovina dov’è, vince. «Ci sto io. Punto 100 euro», scommette una donna mentre allunga la banconota al «banchiere». Lei alza il piccolo coperchio: è vuoto, ovviamente. Il gioco delle tre tavolette ha fatto un’altra vittima. Almeno sembra. È una recita. Tutto finto.

Le batterie del centroIl palcoscenico è il centro città. Le batterie di giocatori scelgono sempre gli stessi punti strategici: più vie di fuga, spazi ampi e ad alto scorrimento di passanti. Sono in via Torino, davanti a Primark e al gioiello della chiesa di San Satiro. Sono in via Dante, davanti al Piccolo Teatro. Lì, acquattati, gli agenti del Nucleo operativo Duomo della polizia locale fanno avanti e indietro. Osservano dall’alto, dai negozi. Camminano in strada.