Un uomo che ha trasformato un’officina di provincia in un laboratorio di sogni. Con la scomparsa di Enzo Osella, sabato a 86 anni, Torino e il Piemonte salutano uno degli ultimi grandi interpreti di un’Italia che sapeva costruire con ingegno, mani e cuore. Non era soltanto un costruttore: era un visionario concreto, capace di dare forma a una passione e trasformarla in vetture che hanno segnato un’epoca, dalla Formula 1 alle corse in salita. Nato a Cambiano, nell’hinterland cittadino, il 26 agosto 1939, Osella aveva respirato la meccanica nell’officina paterna di suo padre Luigi. Dai rally alla nascita di Osella Corse Iniziò a correre come navigatore nei rally nel 1957 e poi come pilota, ma presto scelse un’altra strada: quella di chi le macchine le crea, le plasma, le affida ai sogni dei piloti. Il salto decisivo arrivò nel 1971, quando, con coraggio e intraprendenza, rilevò il reparto corse della Abarth, da poco assorbita dalla Fiat, e fondò la Osella Corse. L’approdo alla Formula 1 Dopo le prime esperienze in Formula Ford e Formula 2, nel 1980 arrivò il debutto in Formula 1 con Eddie Cheever al volante. Per undici stagioni, fino al 1990, il nome Osella comparve nel Circus, tra le scuderie dei giganti. Nonostante budget risicatissimi, dalla piccola factory di Volpiano nacquero monoposto capaci di sorprendere. Il quarto posto di Jean-Pierre Jarier a Imola nel 1982, e i quinti di Piercarlo Ghinzani a Dallas e di Jo Gartner a Monza nel 1984 sono rimaste pagine di orgoglio per un team che correva prima di tutto per esserci. Dolori e occasioni nella Osella F1 Non mancarono le tragedie, come la morte di Riccardo Paletti al via del Canada 1982, una ferita che rimase impressa per sempre nella memoria del fondatore e di tutta la squadra. Ma dentro la Osella Corse passarono tanti piloti italiani, da Giorgio Francia a Corrado Fabi, da Gabriele Tarquini a Nicola Larini, offrendo a una generazione intera la possibilità di misurarsi con la Formula 1, che però fu solo una parte del mondo delle corse. Le vere vittorie nelle vetture Sport Osella trovò infatti le sue vere vittorie nelle vetture Sport, biposto leggere e raffinate che conquistarono titoli e gare di prestigio. Memorabile il trionfo all’Europeo Sport del 1972 con Arturo Merzario e la vittoria alla “1000 km del Mugello” del 1981, valida per il Mondiale Marche, con Giorgio Francia e Lella Lombardi al volante di una PA8-BMW. Leggenda nelle corse in salita Le sue creature dominarono anche nelle cronoscalate, diventando leggenda con Mauro Nesti e, anni dopo, con Simone Faggioli, protagonisti di innumerevoli titoli europei e nazionali. Un leader duro ma umano Imprenditore burbero ma generoso, Osella era severo con i suoi meccanici, ma capace di gesti di rara umanità. Indimenticabile quello al Gran Premio di Dallas 1984, quando sotto un caldo insopportabile fece gettare un secchio d’acqua fredda addosso al pilota che corse più gare per lui (47), Piercarlo Ghinzani, per salvarlo da un colpo di calore. Era questo il suo modo di stare in squadra: pretendere tanto, ma proteggere chi condivideva con lui la fatica e la passione. Fine dell'avventura in Formula 1 Alla fine della stagione 1990, la pressione economica rese impossibile proseguire in Formula 1. Ma il ritiro dal Circus non ne cancellò il nome, che rimase sinonimo di coraggio, ingegno e passione. Un'eredità che continua Con lui se ne va un pezzo della storia motoristica torinese e italiana. Ma le sue vetture, nelle piste e soprattutto sulle montagne, continuano a raccontare chi era: un artigiano visionario capace di trasformare un sogno in una scuderia.