Chi lo aveva conosciuto in precedenza, racconta che con Enzo Osella non si parlava mai solo di motori: c’era sempre dentro la vita, il sacrificio, la passione di un uomo che ha trasformato un sogno in realtà. Il fondatore piemontese dell’omonimo team che corse in F1 tra 1980 e 1990 si è spento sabato 27 settembre a 86 anni, lasciando dietro di sé il ricordo di un’Italia che sapeva ancora costruire con le mani, l’ingegno e il cuore. Era nato a Cambiano il 26 agosto 1939, poi la sua vita si era sviluppata tra Volpiano e un’officina di Torino che possedeva suo padre, dove imparò presto che la meccanica non era soltanto un lavoro, ma un modo di leggere il mondo. Da giovane tentò la carriera di pilota — aveva iniziato nelle corse nel 1957 come navigatore nei rally — poi scelse di diventare costruttore. Da qui, il grande salto nel 1971, quando, con coraggio e visione, fondò la Osella Corse una volta rilevato il reparto corse da Abarth, poco dopo che il marchio fu inglobato dalla Fiat. Un’avventura che iniziò quasi in sordina, ma che in pochi anni lo portò a gareggiare con i giganti della Formula 1. Dopo le prime stagioni in Formula Ford e in F2, arrivò il grande salto: il debutto nel Circus con Eddie Cheever al volante. Per 11 stagioni il suo nome fu presente nel paddock, nonostante Osella non avesse i budget delle grandi scuderie, compensando il tutto con inventiva, fatica e ostinazione. Nella piccola factory di Volpiano, in un capannone dell’hinterland torinese che profumava di benzina e sudore, nacquero monoposto che riuscirono a sfidare colossi imbattibili. Il quarto posto di Jean-Pierre Jarier a Imola nel 1982 e i quinti di Piercarlo Ghinzani a Dallas e Jo Gartner a Monza nel 1984 si sono rivelati delle piccole grandi imprese realizzate da un team che lottava prima di tutto per esserci. Tra i momenti più tragici, inevitabilmente, c’è la morte al via del GP del Canada 1982 di Riccardo Paletti, davanti agli occhi sua mamma Gina, che a oltre 180 km/h travolse la Ferrari di Didier Pieroni, incapace di partire col motore che si era spento. Osella Corse era un ricco “feudo” di italiani che si sono susseguiti nel team, compresi Giorgio Francia, Giuseppe Dante Gabbiani, Corrado Fabi, Alex Caffi, Gabriele Tarquini e Nicola Larini. Eppure, per Osella, la Formula 1 è stata solo una parte della sua vita. Le vere vittorie arrivarono nelle categorie Sport e nelle cronoscalate, dove i suoi prototipi divennero leggendari. Bellissimo fu il trionfo all’Europeo Sport del 1972 con Arturo Merzario. Come personalità, l’imprenditore piemontese era un uomo severo ma generoso. Burbero con i suoi meccanici quando serviva, ma capace di atti di grande umanità, come quando durante il GP di Dallas ’84, sotto un sole cocente, fece gettare un secchio d’acqua fredda addosso a Ghinzani per salvarlo dal caldo. Alla fine della stagione ‘90 la pressione economica della Formula 1 divenne insostenibile e il team fu purtroppo costretto a lasciare il Circus, ma il nome rimase sinonimo di passione e coraggio. Ancora oggi, nelle gare in salita, il rombo dei suoi prototipi porta con sé un pezzo della sua anima.
F1, morto Enzo Osella: l’imprenditore torinese che trasformò un’officina in una scuderia
Il fondatore piemontese dell’omonimo team che corse in F1 tra 1980 e 1990 si è spento sabato 27 settembre a 86 anni






