Era sembrato un incidente, invece era un gesto doloso, e c'è un presunto responsabile. Emerge dagli accertamenti sull'incendio che nella notte tra giovedì e venerdì a Torino ha intossicato in modo non grave sei persone, tra cui un ragazzo di 14 anni, in una palazzina di edilizia popolare in corso Agnelli. Il presunto responsabile, un giovane di 25 anni, guineiano, è stato arrestato per avere acceso il rogo, ma anche per tentato omicidio nei confronti della propria fidanzata, che era in casa. L'episodio del tentato femminicidio ha dunque contorni analoghi a quello che nella notte tra il 29 e 30 giugno scorsi, in via Nizza, sempre a Torino, aveva mezzo distrutto uno stabile, causando cinque intossicati e un morto: il vicino che dormiva nell'appartamento accanto a quello a cui era stato appiccato il fuoco, Jacopo Peretti, 33 anni. Per quanto accaduto in via Nizza era stata arrestata una guardia giurata, Giovanni Zippo, 40 anni, con l'accusa di omicidio volontario con dolo eventuale e crollo. Voleva danneggiare con del liquido infiammabile l'appartamento della sua ex ragazza, partita in vacanza per l'Isola d'Elba per raggiungere il nuovo compagno. La situazione però si trasformò in tragedia: c'era stato uno scoppio, poi un vasto incendio, tanto da finire in ospedale anche lui per le ustioni riportate. Nei giorni scorsi, nella notte tra il 25 e il 26 settembre, l'incendio di corso Agnelli ha lasciato tracce di liquido infiammabile. Le testimonianze inoltre raccontano di un uomo incappucciato in fuga, con in mano un cannello bruciatore. Il giovane arrestato ora è in carcere, dopo la convalida di ieri della giudice Benedetta Mastri. Assistito dall'avvocato Stefano Tizzani, era vissuto lì, al piano rialzato, insieme ad altre persone, tra cui una sotto sfratto e la propria fidanzata. Fino a martedì, quando era stato arrestato dalla polizia per maltrattamenti e resistenza, dopo una violenta lite proprio con lei. Il gip giovedì mattina lo aveva rimesso in libertà con l'obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Ciò che è accaduto successivamente è oggetto di un'indagine, coordinata, dal pm Marco Sanini. Il giovane sostiene di essere tornato nell'appartamento per riprendersi effetti personali, come cellulare e caricabatterie, poi di essersene andato in periferia da un amico. Le verifiche degli investigatori invece avrebbero ricostruito ben tre suoi passaggi in quell'alloggio. Il primo corrispondente alla sua testimonianza, un secondo in cui sarebbe avvenuta una lite col proprietario, infine un terzo intorno all'una, per appiccare l'incendio. Per spegnere le fiamme i vigili del fuoco avevano impegnato i distaccamenti di Grugliasco-Allamano e Torino Lingotto, col supporto di un'autoscala del comando provinciale, lavorando a lungo. L'intera piccola palazzina di tre piani nell'immediato era stata dichiara inagibile. Il lavoro dei tecnici dell'Atc (Agenzia territoriale per la casa) aveva poi consentito di mettere in sicurezza le parti comuni, rendendole nuovamente agibili. Non così l'alloggio bruciato.