di Michele Farina
Il cantante e il suo libro, «Lo ricordo io per te» (che verrà presentato anche all'Alzheimer Fest di Roma, il 4 ottobre): «Mio nonno mi spiegò con semplicità contadina cos'era successo»
«Ma io sarò una tazzina vuota per sempre?» chiese Tazzina Graziella. «Tu sarai la tazzina più fortunata di tutto il mondo delle tazzine!» esclamò Tazzina Luigi. «Perché dici così?», disse lei. E lui rispose: «Perché sarai una tazzina amata».
Nonna Graziella e nonno Luigi non ci sono più, ci racconta Michele Bravi da un treno che lo riporta dalla sua Umbria a Roma, e forse anche per questo la loro presenza ci appare così brillante e così viva in questo magnifico libro: Lo ricordo io per te, con le felici illustrazioni di Mauro Balletti, raccoglie tre storie che hanno la forma delle fiabe e l’efficacia di un manuale per provetti “curacari”, i caregiver che vivono accanto a una persona con demenza. «Io ero bambino» dice l’artista «e questi erano i modi in cui mio nonno mi spiegava con la semplicità di un contadino la situazione della nonna. I ricordi finiti sulla Luna, il nascondino, la Tazza Rossa e la Tazza Verde messe perché la nonna andava in confusione con il cibo, la nebbia della malattia quando per esempio camminavamo insieme e lei voleva tornare a casa, che però non era il posto dove vivevamo ma la casa della sua infanzia». Nonno Luigi non raccontava favole al nipote, «quello era il suo modo di parlare anche con gli adulti», che spesso sono quelli che più faticano ad accettare il decadimento di una persona cara. «Non era neppure accettazione, era la possibilità di dare uno spazio alla malattia, anche di giocare con il tempo. Perché io tornavo a casa da scuola e le dicevo “nonna oggi abbiamo fatto i sumeri”, e lei mi rispondeva “io invece sono scappata dalle bombe con la mamma”, perché nella sua testa era tornata bambina al tempo di guerra».






