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La nomina di monsignor Filippo Iannone a nuovo prefetto del Dicastero per i Vescovi ha dato il via, com’era prevedibile, a quello che molti tra le Sacre Mura già definiscono «l’autunno caldo di Leone XIV». Si attendeva proprio questa scelta, delicatissima e al contempo significativa perché l’arcivescovo di origini partenopee ha preso il posto lasciato vacante nientemeno che dal nuovo Papa, per innescare quell’effetto domino sperato da alcuni e temuto da (tanti) altri. Subito dopo l’avvenuta elezione al Soglio di Pietro, lo scorso 8 maggio, il pontefice, come da prassi, aveva confermato tutti i capi dicastero e a cascata tutti i membri della gerarchia curiale inferiore «donec aliter provideatur», ovvero fino a nuova disposizione. Nel comunicato che rendeva noto il congelamento di tutto l’apparato bergogliano diffuso il giorno dopo la fumata bianca a molti era però balzata all’occhio una specifica insolita: «il Papa si riserva di prendere il tempo necessario per qualsiasi ulteriore decisione in merito». Una postilla che rendeva palese la precarietà di quella proroga estesa a tutto l’organigramma della Curia romana, in attesa che Prevost facesse un po' di sacro “tirocinio”. Quel tempo – che a taluni è sembrato durare fin troppo – pare ormai finito.