Il confine appare dopo un lungo rettilineo affollato di venditori di angurie e una curva a gomito tra i pioppi. Tre posti di blocco, un soldato con la divisa che sembra uscita da un archivio dell’Armata Rossa, il cartello in cirillico che segna l’ingresso in un Paese che non esiste. La Transnistria, l’ultima, leggendaria e famigerata Repubblica dei Soviet sulla faccia della Terra, sta oltre questa fila di automobili e vecchi camion disciplinatamente accodati davanti a una guardia di frontiera. Soltanto due nazioni al mondo riconoscono questa autoproclamata repubblica: l’Abcasia e l’Ossezia del Sud, a loro volta riconosciute solo da quattro Paesi e dalla Russia, che le ha strappate alla Georgia. La Transnistria non esiste nemmeno per Mosca, che pure la garantisce con i propri soldati, rubli e un esercito di spie. Una sorta di punto cieco sulla mappa delle relazioni internazionali, oggi più che mai spina nel fianco di Chișinău, che cerca di scollarsi di dosso la pesante mano di Vladimir Putin che, invece, in questa striscia di terra moldava al confine con l’Ucraina, ha consolidato una base di influenza e operazioni ibride contro l’Occidente. Oggi gli elettori della Moldavia dovranno decidere il colore del nuovo Parlamento. Non si tratterà solo di distribuire 101 seggi, quanto piuttosto di scegliere tra l’integrazione occidentale e il ritorno nell’orbita russa. Scelta, questo è certo, non libera, viste le pesantissime inferenze russe per spingere i 2,4 milioni di moldavi tra le braccia di Mosca. Il Cremlino ha investito milioni per comprare voti e alimentare disordini con troll, sabotaggi, infiltrati, nonché un esercito di preti della Chiesa ortodossa dotati di iconostasi putiniana dopo proficui pellegrinaggi a Mosca. Secondo gli ultimi sondaggi, il Pas della presidente europeista Maia Sandu – sostenuto dall’Ue – potrebbe confermarsi la prima forza politica, senza però la possibilità di governare da solo. Il testa a testa all’ultimo voto sarà con il Blocco Patriottico filo-russo dell’ex presidente Igor Dodon.
Transnistria, nella repubblica fantasma fabbrica di spie e nostalgie sovietiche
Il Paese sceglierà se continuare il percorso europeista o cedere al Cremlino. Tra propaganda e voti comprati, a fare la differenza saranno la diaspora e i sepa…













