Avanti, ostinatamente. La Flotilla riparte verso Gaza insieme al suo equipaggio italiano. Nonostante l’appello del Capo dello Stato Sergio Mattarella. E le trattative con il governo che proseguono sotto traccia. Ieri sera la flotta di attivisti ha ripreso la via del mare e ha abbandonato le acque di Creta. L’arrivo a destinazione, al netto del Meltèmi che soffia impietoso in quel quadrante del Mediterraneo e rallenta la navigazione, è previsto tra mercoledì e giovedì. Ammesso che la marina militare israeliana non intervenga prima per fermare con la forza la missione umanitaria. È stata un’altra giornata di contatti frenetici a Roma. E fra la premier Giorgia Meloni e i ministri impegnati sul dossier.
La telefonata In prima fila il titolare degli Esteri Antonio Tajani che ieri sera, dalla festa di Forza Italia a Telese Terme, ha avuto una lunga telefonata con la portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia. Che tuttavia non ha risolto lo stallo. «La posizione della Flotilla è che va avanti, sono già ripartiti» ammette il vicepremier azzurro di fronte ai cronisti. Nel colloquio, in realtà, tenta una mediazione. Spiega che la Farnesina è pronta a consegnare il carico di aiuti con i gazawi. Raccogliendoli a Cipro, con la sponda del patriarcato latino, per poi spedirli nella Striscia d’intesa con il Pam, il Programma alimentare mondiale dell’Onu. «Così non finiscono in mano ad Hamas». Seguono rassicurazioni. L’Italia non abbandonerà le barche con gli italiani a bordo, sarà garantita «assistenza consolare» continua una volta entrate nelle acque israeliane. Fin qui le rassicurazioni. Fanno i conti però con una rotta lastricata di imprevisti. Davvero le forze speciali israeliane fermeranno le imbarcazioni senza ricorrere alla violenza? È una domanda cui neanche a Palazzo Chigi sanno rispondere con certezza. E che inquieta la delegazione italiana e i quattro parlamentari a bordo. Nelle scorse ore la segretaria dem Elly Schlein ha sentito al telefono i colleghi di partito, Arturo Scotto e l’eurodeputata Annalisa Corrado. Un check sulle condizioni a bordo. Insieme, l’invito a tenere conto delle parole di Mattarella e a valutare lo sbarco a Cipro. Anche se in pubblico la posizione è più netta. «Ricordiamo che chi sta violando ogni norma del diritto internazionale umanitario è Netanyahu e che questi attivisti vanno protetti». Già, ma come? «Noi abbiamo detto quali sono i rischi e i pericoli» chiosava ieri Tajani. «Dal momento in cui si avvicinano al blocco navale israeliano, non possiamo farci niente». Posizione confermata da fonti di primo piano della Difesa interpellate da questo giornale. La fregata Alpino, inviata dalla Marina militare per scortare a distanza la Global Sumud Flotilla dopo gli attacchi con droni dei giorni scorsi, «assolutamente non farà nulla per impedire alle barche di entrare nelle acque israeliane». E a Roma c’è chi nota puntuto che la nave di “scorta” spagnola inizialmente promessa dal governo Sanchez ieri mattina sostava al largo di Cartagena, troppo distante per raggiungere in tempo la flotta per Gaza».I sospetti La trattativa per scongiurare il peggio, almeno con la delegazione di connazionali, prosegue dietro le quinte. Mentre monta a Palazzo Chigi l’irritazione per un’operazione considerata «politica» e contro il governo, come ha peraltro sostenuto già la premier. Fonti di sicurezza danno credito alle accuse israeliane su una presunta connessione fra la regia della Flotilla e ambienti di Hamas: «I finanziatori europei sono gli stessi». Ma la questione, per il governo, è anzitutto politica. «Dal momento in cui ignorano l’appello di Mattarella - riflette a voce alta un ministro di peso - noi siamo politicamente inattaccabili».










