di
Alessandra Puato
L’analisi delle proposte governative per andare incontro al ceto medio e la mappa aggiornata di che cosa si può comprare con il mutuo nelle città italiane
La sollecitazione rivolta da Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, agli imprenditori affinché aumentino gli stipendi dei dipendenti è stata accolta dagli osservatori con una certa sorpresa. «Invito le associazioni datoriali a fare la propria parte e a riconoscere ai loro lavoratori aumenti salariali», ha detto il ministro. La mossa segue i pizzicotti alle banche e si accompagna all’annuncio di riduzione delle aliquote fiscali per il ceto medio. Sono interventi con obiettivo politico, oltre che economico: aumentare i consensi al centro. Funzioneranno per risollevare l’economia? Se lo chiede Dario Di Vico che analizza il tema sull’Economia del Corriere della Sera, in edicola lunedì con il quotidiano. «Non capita tutti i giorni — scrive Di Vico — che un ministro di una compagine di centrodestra si rivolga così agli imprenditori considerando, tra l’altro, che il più importante contratto collettivo di lavoro (quello dei metalmeccanici) è bloccato da mesi proprio per un conflitto aziende-sindacati sugli incrementi delle paghe». E ancora: «È evidente che aumentare i salari del lavoro povero e delle tute blu dovrebbe avere un immediato riflesso sui consumi e non potrebbe certo andare in direzione del risparmio, visto che molte famiglie faticano ad arrivare a fine mese. Ma per far funzionare il combinato disposto “ceti medi più aumenti salariali” Giorgetti e Meloni avranno bisogno della collaborazione di Confindustria che dalla ripresa post-feriale è stata molto attenta a evitare uscite spettacolari».







