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Dario Di Vico

L’obiettivo è sfruttare l’ampio capitale politico per un provvedimento-bandiera a favore della middle class impoverita dall’inflazione. Le incognite sono gli spazi di manovra e l’atteggiamento degli imprenditori

La settimana che si è appena chiusa ha visto ancora una volta Giancarlo Giorgetti nella veste di «agitatore». Dopo la frase sui pizzicotti da dare alle banche stavolta il titolare del Mef si è rivolto agli imprenditori privati e senza usare mezzi termini ha auspicato un aumento dei salari. «L’invito che mi sento di fare — ha detto — è che le associazioni datoriali private facciano anch’esse la loro parte e riconoscano ai loro lavoratori aumenti stipendiali». Non capita tutti i giorni che un ministro di una compagine di centro-destra si rivolga così agli imprenditori considerando, tra l’altro, che il più importante contratto collettivo di lavoro (quello dei metalmeccanici, che riguarda 1,5 milioni di tute blu) è bloccato da mesi proprio per un conflitto aziende-sindacati sugli incrementi delle paghe.

L’autunno delle preoccupazioniÈ evidente che il governo — e non il solo Giorgetti — ha una preoccupazione per l’autunno: è giusto indossare la grisaglia e incassare il plauso dei mercati alla stabilità politica, è giusto ancora gioire per il calo dello spread e il miglioramento del rating, ma non dimentichiamo la condizione reale del Paese. Il regime di bassi salari, la stasi dei consumi, un carrello della spesa che corre più del doppio dell’indice generale dell’inflazione, le famiglie che preferiscono risparmiare piuttosto che spendere, i giovani che se ne vanno all’estero perché le nostre paghe sono troppo basse. Ma si possono affrontare in una sola legge di bilancio tutti questi problemi? Certo che no. Con le sole (magre) risorse di bilancio, il governo Meloni non potrebbe raffreddare le latenti tensioni sociali e da qui l’idea di provare a combinare più interventi tra dimensione pubblica e iniziativa privata. Utilizzare l’ampio capitale politico di cui dispone in questo momento Meloni per inserire nella finanziaria un provvedimento-bandiera (pro ceti medi), ma nel contempo chiedere alle banche un contributo e infine spingere gli industriali ad aumentare le paghe. Un combinato disposto a suo modo ambizioso e che segna anche l’intenzione della premier di guardare con maggiore attenzione alle vicende interne dopo mesi dedicati prevalentemente alla scena internazionale.