Il presidente annuncia un nuovo dispiegamento per difendere le strutture ICE e sedare le proteste. Portland diventa il simbolo dello scontro tra Casa Bianca e amministrazioni locali
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Donald Trump ha annunciato un nuovo giro di vite contro quella che definisce la minaccia dei “terroristi interni”. In un post pubblicato su Truth, il presidente ha dichiarato di aver ordinato al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, di dispiegare tutte le truppe necessarie per “proteggere Portland, devastata dalla guerra, e le strutture ICE sotto assedio dagli attacchi di Antifa e altri estremisti interni”. Trump ha inoltre autorizzato l’uso della “forza massima, se necessario”.L’annuncio segna un ulteriore passo nell’escalation di misure di sicurezza che la Casa Bianca ha intrapreso dall’assassinio di Charlie Kirk, con il presidente che attribuisce alla “sinistra radicale” la responsabilità per l’aumento della violenza politica. Già nei mesi scorsi Trump aveva dispiegato la Guardia Nazionale a Los Angeles e Marines a Washington nell’ambito delle operazioni di controllo dell’ordine pubblico, mentre in Tennessee la città di Memphis si prepara ad accogliere nuove unità della Guardia Nazionale, come confermato dal governatore repubblicano Bill Lee.Portland resta al centro della tensione. La città ospita una struttura ICE da tempo bersaglio di proteste e manifestazioni, spesso degenerate in scontri violenti: agenti federali feriti, atti vandalici e persino la costruzione di una ghigliottina davanti al complesso, definita dal Dipartimento della Sicurezza Interna come “comportamento squilibrato”. In questo contesto, Trump aveva già definito la vita a Portland “come vivere all’inferno”, minacciando più volte l’invio di truppe federali. Non solo, ma proprio Rose City Antifa è stata fondata a Portland nel 2007 come evoluzione della coalizione “Ad-Hoc Coalition Against Racism and Fascism”. È uno dei gruppi più attivi della zona Pacific Northwest nonchè obiettivo nelle mire trumpiane per ripristinare l'ordine. Opera sia con tattiche di contro-protesta (in piazza) sia con attività di outing (ossia rendere pubbliche le identità) di persone considerate appartenenti a gruppi di estrema destra. È affiliata al Torch Antifascist Network dalla sua formazione (2013) come uno dei capitoli locali della rete.












