Genova – «Devi fare un pezzo su Sandro Pertini? Bene, sei nel posto giusto. Ma tu vuoi la busta con i ritagli o quella con le fotografie? Vuoi fare una ricerca sulla persona o sull’argomento? Oppure ti servono le raccolte del mese in cui Pertini venne eletto presidente?». Quando, giovane cronista, entravi nell’archivio del Secolo XIX, nella vecchia sede di via Varese, imparavi immediatamente che quello era un universo a parte. Di più, era un tempio laico: il regno di Eolo, il dio del vento che Joyce nel suo Ulisse colloca in una caotica redazione di giornale. Marietto, uno degli archivisti, amava scherzare, ma ti faceva capire che tutto quello che toccavi in quegli scaffali aveva un valore, persino la polvere: era lo scrigno della memoria di un’intera comunità. Memoria di carta, si intende, perché quella elettronica ancora era gli albori e la nuvola del cloud era un concetto impossibile da immaginare. Ma quella del Secolo XIX era anche una memoria di ferro, perché contenuta dentro immense macchine rotanti, che occupavano un piano intero e pesavano così tanto che era stato necessario rinforzare il pavimento con una soletta più robusta. Marietto schiacciava un bottone e la memoria cominciava a sbuffare, cigolare, vibrare, mentre ruotava su se stessa alla ricerca della busta richiesta. Quando sul tavolo si aprivano i ritagli, tu avevi tutto il necessario per scrivere il tuo articolo. E lo stesso accadeva per ogni personaggio e ogni evento di cui il quotidiano di Genova aveva scritto dal giorno della sua fondazione, avvenuta il 25 aprile 1886 in un ufficio di salita San Gerolamo. Anni, decenni di notizie piccole e grandi personaggi, eventi storici e fatti di cronaca nera, raccontati da firme prestigiose, inviati, critici teatrali e musicali o da corrispondenti di paese. Questa immensa memoria, da alcuni anni custodita in un magazzino, diventerà presto un patrimonio a disposizione di tutti. E potrà essere utilizzata per progetti di ricerca, formazione scolastica, dibattiti, eventi. La chiave per arrivare a questo obiettivo è la nascita della Fondazione Il Secolo XIX, che pochi giorni fa ha definito i suoi programmi e la sua governance. La Direttrice generale Barbara Grosso, ex assessore alla Cultura del Comune di Genova, sarà sostenuta da un Consiglio direttivo che vede come presidente Alberica Brivio Sforza e come vice presidente Michele Brambilla, direttore del quotidiano Il Secolo XIX. Come consiglieri, ci sono manager, dirigenti, imprenditori, uomini di cultura come Fabrizio Fabbri, Flavio Siniscalchi, Roberto Clavarino, Ugo Salerno, Stefano Messina, Alberto Zangrillo. Personalità di spessore, con il cuore a Genova e l’orizzonte puntato al mondo, come tradizione di questa regione e del suo giornale quotidiano. Al primo punto delle finalità della Fondazione Il Secolo XIX non poteva esserci che la valorizzazione dell’archivio, “un luogo dove la storia del giornalismo incontra l’attualità, dove il ricordo diventa stimolo per la riflessione e la partecipazione civile”, spiega il manifesto di costituzione. La Fondazione si occuperà, per cominciare, della digitalizzazione di 115 anni di archivio cartaceo storico (dalla fondazione al 2001), materiale che sarà inventariato e ordinato utilizzando anche strumenti di intelligenza artificiale. L’obiettivo finale è la nascita di un portale online disponibile al pubblico. Il secondo obiettivo della Fondazione è quello di «promuovere attività culturali e sociali volte al benessere, all’educazione e alla crescita dei cittadini”: conferenze, dibattiti, eventi pubblici in stretta collaborazione con istituzioni locali e nazionali. Con l’obiettivo dichiarato di stimolare il dialogo e favorire il tessuto culturale e civile. Infine, ci sarà spazio per sostenere progetti di ricerca, borse di studio, piani di promozione culturale. «Vogliamo fare qualcosa che ancora non esiste in Italia - spiega la direttrice della Fondazione Barbara Grosso - restituire l’archivio alla comunità e creare rapporti di relazioni con le altre istituzioni sul territorio sarà solo il primo passo. Pensiamo poi di coinvolgere il mondo della scuola, portandolo vicino alla redazione, come è nella tradizione di questo giornale. Vogliamo fare sì che il nostro passato diventi una chiave per decifrare e migliorare il nostro futuro. Per questo piano abbiamo ricevuto l’incoraggiamento del ministero della Cultura». Il progetto di digitalizzazione sostenuto dall’editore del Secolo XIX (BlueMedia, gruppo Msc) e dalla famiglia Aponte, punta sul contributo di enti pubblici e privati, cittadini e anche di sponsor legati a singoli progetti. Ma vuole anche coinvolgere tutte le forze che hanno contribuito a fare del Secolo XIX un grande quotidiano regionale. Non a caso, alla presidenza del consiglio direttivo è stata chiamata Alberica Brivio Sforza, discendente della famiglia Perrone, che dal 1897 al nuovo millennio fu editrice del giornale. I Perrone rappresentano l’epopea dell’Ansaldo, ma anche gli editori puri che ricostruirono il Secolo XIX dalle macerie del fascismo e sperimentarono le prime sinergie tra giornale e televisione, con Tivuesse. «È un onore per me essere stata chiamata a partecipare a un progetto così importante per il territorio ligure. L’archivio del Secolo XIX ha un grande valore e potrà essere la base per progetti culturali di ampio respiro. Dal punto di vista personale, mi ricordo bene quando, da bambina, respiravo l’aria del giornale con mio padre Cesare». Ma cosa si potrà trovare nelle raccolte cartacee del Secolo XIX, una volta digitalizzate? Semplicemente la nostra storia. Dal primo Giro d’Italia al naufragio del Titanic, dalla Prima guerra mondiale alle missioni al Polo Nord. E poi, il Boom economico, la costruzione delle autostrade e delle grandi infrastrutture liguri, l’alluvione del 1970, il terrorismo, la crisi dell’industria di Stato, le proteste sociali, i premi Oscar, i delitti irrisolti e gli omicidi del serial killer Bilancia. Spiega Michele Brambilla, direttore del Secolo XIX: «Da quasi 140 anni questo giornale è testimone e protagonista della vita di Genova e della Liguria. Lo era quando per informarsi esistevano solo i giornali e lo sarà in altre forme anche adesso. Il nostro ruolo è quello di comunicare e non rinunceremo mai a farlo, con tutti gli strumenti disponibili».