È una questione che non attiene solo ai nerd geografici che studiano ossessivamente l’atlante e che trascorrono le serate su Google Earth. Ci sono molte misure che non tornano

Se guardate un planisfero — cioè una cartina piana del mondo — vi può venire il dubbio che ci sia qualcosa di strano. Basta ragionare sulle distanze, guardando ad esempio le animazioni delle rotte sullo schermo dietro al sedile di un aereo, per trovare conferme. Dal confine con la Bielorussia all’estremo ovest a Vladivostock all’estremo est della Russia ci sono 6.400 km. Da Dakar all’estremo occidentale dell’Africa al vertice della penisola somala che rappresenta l’estremo orientale del continente scorre una linea ideale che attraversa il Sahara lunga 7.200 km. Eppure sulla carta piana del mondo le distanze tra il primo e il secondo sono palesemente e incomprensibilmente illusorie.

Perché avviene questa distorsione? Tutto dipende dalle cosiddette Proiezioni di Gerardo Mercatore, geografo e cartografo fiammingo (in olandese: Gerhard Kremer) — peraltro accusato di eresia — che alla metà circa del 1500 realizzò, attraverso un procedimento geometrico e matematico, una tecnica con cui approssimare il disegno della superficie sferica terrestre su un piano, in modo che potesse essere usata dai marinai dei tempi per tracciare le rotte con segmenti rettilinei. Va da sé che ogni mappa di proiezione che tenti di rappresentare una superficie curva su un foglio piano risulti ovviamente snaturata nelle proporzioni dalla reale forma della superficie terrestre.