UDINE - Non c'è pace per Palazzo D'Aronco. Non bastasse il centrodestra, che non ha risparmiato affondi, a tutti i livelli (da Gasparri a Rizzetto, da Salvini a Laudicina), neppure ai "Pro-Pal" di Udine è piaciuta l'uscita del sindaco di Udine Alberto Felice De Toni, che ha chiesto di rinviare la partita Italia-Israele in programma il prossimo 14 ottobre allo Stadio Friuli. Sebbene i capigruppo di maggioranza, fra cui anche la sinistra più estrema, abbiano fatto quadrato intorno a De Toni, ritenuto in quest'occasione il baluardo di un «forte senso di responsabilità» per aver cercato di arginare l'arginabile a un mese e mezzo dal match (dopo che il 19 giugno scorso, nella chat di maggioranza, dopo aver consultato solo alcuni assessori, lo stesso sindaco aveva comunicato ai suoi di essersi preso la responsabilità di comunicare a Federcalcio Fvg di essere favorevole all'ipotesi di ospitare la gara), il Comitato per la Palestina di Udine non sembra dello stesso avviso.

Gli organizzatori della manifestazione del 14 ottobre ritengono che la richiesta di rinvio anche per ragioni di ordine pubblico possa essere una dichiarazione «decisamente pericolosa»: «Tentare di spostare una questione politica su un piano di ordine pubblico non solo è pericoloso ma è un'operazione che distoglie l'attenzione dalle vere responsabilità di chi ci governa tanto a livello nazionale quanto locale. Il sindaco e la maggior parte dei partiti che lo sostengono pensino a fare ciò che spetterebbe loro: si battano concretamente per fermare la vendita di armi ad Israele e per interrompere i rapporti economici con esso». Le parole di De Toni sono state accolte dal comitato «con incredibile stupore. «La situazione internazionale si è inasprita, ha affermato il primo cittadino di Udine. Per noi in realtà è cambiato poco. Eravamo di fronte a un genocidio un anno fa e lo siamo ancora oggi. L'unico "cambiamento" è l'agghiacciante incremento di morti e feriti palestinesi».«Sul piano calcistico, la partita ItaliaIsraele non si doveva disputare l'anno scorso e non dovrebbe essere disputata quest'anno», si legge nella nota del Comitato. «Per questo il 14 ottobre saremo in piazza a Udine, numerosi e determinati, per mostrare il cartellino rosso a Israele». IL CENTRODESTRA Anche Francesca Laudicina, capogruppo della Lega, non è tenera con il primo cittadino: «Il sindaco De Toni avrebbe dovuto dimostrare lo stesso coraggio del collega sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha scelto di assumere una posizione netta e inequivocabile, impedendo la partecipazione di Israele alla Fiera del Levante. Una decisione chiara, che può piacere o non piacere, ma che almeno ha il merito di dire le cose senza nascondersi dietro formule ambigue. Lo stesso primo cittadino che ha detto subito no alla partita Italia-Israele nello stadio del suo comune, tanto che è per questo suo categorico rifiuto che la sede dell'incontro torna ad essere Udine. Se davvero il sindaco di Udine non vuole che si giochi la partita, lo dica apertamente e si assuma la responsabilità politica della sua scelta, invece di ricorrere al solito escamotage delle "questioni di ordine pubblico". I cittadini hanno diritto di sapere qual è la sua posizione reale: è favorevole o contrario alla partita? Condivide o no le posizioni del Comitato Pro Palestina? Inoltre, è paradossale che all'interno della stessa maggioranza forze come Spazio Udine e Avs-Possibile abbiano una linea diversa da quella del Comitato Pro Palestina».In città, intanto, si è registrato un episodio di vandalismo (vedi altro articolo) sulla vetrina del Kobo Shop, segnalato dallo stesso gestore Steve Nardini su Facebook. Il capogruppo di Avs e Possibile Andrea Di Lenardo esprime tutta la sua solidarietà al titolare: «Non si riesce a capire bene il senso delle parole vergate anche con errori ortografici, ma quello che è chiaro però è il motivo del vandalismo, cioè il fatto che Steve abbia esposto un cartello di condanna di Netanyahu. Ho apprezzato molto la risposta di Steve che ha dichiarato che ne metterà uno ancora più grande», dice Di Lenardo, raccontando anche un episodio che gli sarebbe accaduto tempo fa, quando, a suo dire, avrebbe «ricevuto minacce di morte da parte di una cittadina israeliana per strada già a giugno, quando avevo un banchetto in centro a Udine con il tricolore italiano per i referendum su cittadinanza e lavoro». La donna «ha detto di essere israeliana e di essersi confusa credendo che la bandiera italiana fosse invece palestinese», scrive Di Lenardo in una nota. Al cronista spiega che avrebbe detto una cosa come «"Dovete morire tutti", urlando» e «inveendo contro la Palestina». Poi, la cosa si è chiusa lì, quando è stato chiarito l'equivoco sulla bandiera.