Nel dicembre del 1945 l'ambasciatore americano a Roma annuncia a Washington l’inizio della lavorazione di un film italiano prodotto in parte con capitali americani dal titolo Seven from the U.S. Il nome del regista è Roberto Rossellini. All'informazione viene aggiunta la richiesta che alcuni rappresentanti dell'esercito degli Stati Uniti possano apparire nel film come interpreti o comparse. Il soggetto, approvato anche dall'ammiraglio Stone, intende esaltare l'eroismo americano in terra straniera. Per ognuno dei sette episodi è prevista la stessa conclusione: un piano ravvicinato di una croce bianca sulla tomba di un soldato americano morto sul fronte italiano. La risposta giunge in soli tre giorni: il Dipartimento di Stato disapprova in generale l'uso di contingenti militari, salvo eccezioni a discrezione degli ufficiali locali e solo per brevi periodi.
La produzione di Paisà può iniziare: Rossellini ha ottenuto tutto quello che ha richiesto. Nei limiti di mezzi di fortuna e disponibilità economiche modeste, lo sconosciuto produttore americano Rod Geiger gli ha dato carta bianca e, da parte delle rappresentanze ufficiali degli Stati Uniti, non è stata avanzata nei suoi confronti alcuna pregiudiziale ideologica. A quarant'anni di distanza può sorprendere tuttora questo esito produttivo così rapido e imprevedibile per un regista che solo pochi anni prima ha girato ben tre film di propaganda fascista. Di fatto tutta la biografia di Rossellini è costituita da avventure e colpi di scena e comportamenti inattesi e imprevedibili. A tutt'oggi non esiste una ricostruzione attendibile e a tutto tondo della sua vita. Vi sono ricerche in corso da molti anni in Italia e all'estero, ma le difficoltà incontrate dagli studiosi, i dubbi, le contraddizioni tra le varie fonti, la mitologia sedimentata, ne fanno rinviare di continuo la pubblicazione. Anche a volersi limitare a una semplice rappresentazione grafica di alcuni tracciati ideologici, emotivi e culturali, le linee risultano sempre irregolari e frastagliate.








