Che cosa è oggi la medicina? E di cosa parliamo quando parliamo di salute? La parola è talmente abusata che abbiamo qualche timore a metterla qui, nero su bianco, ma va fatto: il giro di boa del millennio e quello che ne è seguito, con inedita rapidità, hanno marcato una rivoluzione in medicina. Così potente e disorientante da imporci una pausa di riflessione. Che deve ruotare attorno a due elementi, anch’essi di novità: diversità e uguaglianza.

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Diversità. La decodifica del genoma umano ha avviato una carambola di scoperte biomediche che, insieme alla potenza della digitalizzazione (dalle semplici banche date all’intelligenza artificiale) hanno trasformato radicalmente la scena. La chiamiamo “medicina di precisione”, o anche “medicina personalizzata”. E non perché prima si andasse a casaccio, ma perché sapendo quali sono le cascate molecolari coinvolte nella genesi di una certa malattia, l’idea è di andare a colpire direttamente quelle; con i farmaci, ma anche di andare a cercarle per una diagnosi precoce e persino per una prevenzione, mirate. Questo non spazza di certo via la strada maestra della biostatistica, la colonna vertebrale della nostra medicina che è fatta, e sempre lo sarà, di protocolli, oggi aiutati dalla disponibilità di enormi banche dati e di algoritmi capaci di metterli al servizio dei ricercatori, prima, e di tutti noi in cerca di salute, poi. Ma la affianca e ci si appoggia; e, secondo molti abbiamo davanti una prateria in cui genetica e biostatistica saranno una cosa sola, e ogni atto medico sarà mirato, alla straordinaria diversità biologica che ognuno di noi rappresenta.