di
Alberto Giulini
Il sindacato della polizia penitenziaria scrive al direttore del Lorusso e Cutugno: «In occasione di un convegno, livello del servizio mensa superiore agli standard di tutti i giorni. Agenti trattati come comparse, ma anche noi mangiamo»
«Entrando nella sala mensa, per un attimo abbiamo pensato di aver sbagliato edificio». C’è grande ironia nella lettera che la segreteria regionale dell’Osapp, Organizzazione sindacale autonoma di polizia penitenziaria, ha inviato al direttore del carcere Lorusso e Cutugno di Torino e al provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria. «Non è per lamentarci – spiegano –, ma per condividere un’esperienza mistica vissuta il 25 settembre alla mensa di servizio del carcere di Torino. Un evento talmente straordinario da lasciarci spiazzati, anche dopo oltre 40 anni di carriera. Tavole imbandite, pietanze abbondanti, vetrine rigonfie di vivande: un vero trionfo di sapori e colori. C’erano persino cibi riconoscibili e – udite udite – commestibili! Increduli, abbiamo chiesto spiegazioni, temendo uno scambio temporale con il banchetto di Trimalchione. Ma no, nulla di tutto ciò: ci è stato semplicemente riferito che erano presenti delle Autorità, in occasione di un convegno o un incontro».






