Accusato dell’uccisione dell’orsa Amarena, Andrea Leombruni, 58 anni, di San Benedetto dei Marsi (L'Aquila), è stato rinviato a giudizio. Gli si contesta il reato di uccisione di animali ex articolo 544 bis del Codice penale e di avere agito con l'aggravante della crudeltà. L’udienza dibattimentale si terrà nel Tribunale di Avezzano il prossimo 19 gennaio alle 9.
L’orsa Amarena, uno dei simboli del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), è stata uccisa a fucilate alla periferia di San Benedetto dei Marsi nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2023. L’imputato, come dichiarato dal Pnalm, all'arrivo della pattuglia dei guardiaparco si è autodenunciato dichiarando di avere sparato all'interno del cortile della sua abitazione dove l'orsa era entrata per predare polli e galline.
Le indagini accertarono che morì per dissanguamento, colpita su un fianco da un unico proiettile calibro 12 che le perforò un polmone, e che, al momento della fucilata, era sulle quattro zampe, quindi non in atteggiamento aggressivo.
I cuccioli, spaventati, scapparono via e al dolore generale per la morte di Amarena si aggiunse la preoccupazione per il loro destino, dato che ancora molto piccoli. Il 5 settembre il Pnalm informò che gli orsetti erano vivi e, dopo essersi divisi per un breve periodo, si erano ricongiunti e sembravano essere in buona forma. Il 3 novembre il Parco annunciò poi che i due orfani, di circa 10 mesi, stavano bene.







