La responsabilità sociale d’impresa ha effetti immediati e concreti sulle relazioni di fornitura, soprattutto per quanto riguarda le imprese con bassi punteggi Csr. Questo aspetto ha assunto sempre più importanza nel tempo, non solo per la maggiore rilevanza data alla trasparenza aziendale, ma anche per il ruolo centrale assunto dalla sostenibilità a vari livelli. Uno studio pubblicato nel 2022 dal Journal of Accounting and Economics mostra come i fornitori con bassi punteggi Csr abbiano registrato una netta diminuzione sia di nuovi contratti (32%) che di nuovi clienti (31%).

“La sostenibilità ha sempre vissuto un doppio binario: da un lato tema culturale e politico, dall’altro azione concreta delle imprese”, spiega Giuseppe Stabilini, associate professor of practice in Procurement & Supply Management all’Università Bocconi. “I primi studi che denunciano i rischi di un modello di sviluppo economico ‘non sostenibile’ risalgono al 1972, con il rapporto del Club di Roma (I limiti dello sviluppo) e con la Conferenza Onu di Stoccolma sull’Ambiente Umano. Da allora, la crescente consapevolezza del fenomeno del cambiamento climatico e gli allarmi della comunità scientifica hanno contribuito a rendere il tema sempre più centrale”. Successivamente, ulteriori passi come il Protocollo di Kyoto del 1997 e l’Accordo di Parigi del 2015 hanno portato la sostenibilità al centro delle agende dei principali Paesi industrializzati. A partire dal 2020, poi, “l’Unione europea ha rafforzato l’obbligo di rendicontazione su aspetti non finanziari, spingendo verso standard comuni e più trasparenti. Grazie a queste iniziative, negli ultimi anni la sostenibilità è entrata stabilmente nei target di performance e nei processi decisionali delle imprese, coinvolgendo stakeholder, investimenti e catene di fornitura, e promuovendo modelli di due diligence basati su informazioni certificate e trasparenti”, continua Stabilini.