A inizio novembre ci sarà un voto dell’assemblea generale dell’Unione europea di radiodiffusione (European Broadcasting Union, EBU) per decidere se escludere o meno Israele dalla prossima edizione dell’Eurovision Song Contest, la più seguita competizione musicale europea. L’EBU è l’ente che riunisce le tv pubbliche di decine di paesi e organizza l’Eurovision Song Contest da 70 anni: ne fanno parte anche le emittenti di altri paesi interessati a partecipare al mercato televisivo europeo, come Israele e l’Australia.
Il voto è stato annunciato dalla presidente dell’EBU Delphine Ernotte Cunci in una lettera ai paesi membri, dopo che varie emittenti pubbliche avevano minacciato di non partecipare al prossimo Eurovision se ci fosse stato anche Israele, come forma di protesta per i crimini e gli abusi commessi da Israele sulla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza. Tra loro c’erano quelle di Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda. Nella lettera la presidente dell’EBU dice che c’è una «diversità di opinioni senza precedenti» riguardo alla partecipazione di Israele, e che perciò è necessaria una discussione con «una base democratica più ampia».
La prossima edizione dell’Eurovision Song Contest sarà a Vienna, a maggio. Da quando Israele ha iniziato a bombardare e poi invadere la Striscia di Gaza, a ottobre del 2023, la sua partecipazione all’Eurovision ha attirato critiche e proteste. In passato le televisioni pubbliche di Spagna, Irlanda e Slovenia avevano già chiesto di iniziare a discutere della possibile esclusione di Israele dal festival, senza però ottenere granché. Prima della scorsa edizione più di 70 artisti e artiste avevano firmato una petizione chiedendo che a Israele venisse impedito di partecipare.















