“Ogni verità è diventata anche un po’ la sua copia e ogni emozione funziona anche se simulata”. Ormai ci sono soltanto numeri. Zero e uno”. Una critica alla tecnologia e all’intelligenza artificiale. O meglio, un’indagine sulle contraddizioni del modo in cui le usiamo. È il nuovo spettacolo di Alessandro Cattelan, “Benvenuto nell’AI”, portato in scena ieri, 25 settembre, al Teatro degli Arcimboldi di Milano. Un one man show di circa un’ora e venti durante cui il conduttore piemontese dialoga con un’assistente vocale e racconta aneddoti di vita personale. Ma soprattutto, sempre con ironia, invita a riflettere. Le potenzialità del progresso sono enormi, ma spesso si finisce per sfruttarlo per scopi futili. “In passato si pensava che essere sempre connessi sarebbe stato chissà che traguardo incredibile per l’umanità. Avremmo potuto chiedere come fermare le guerre, azzerare la fame, debellare il cancro – sottolinea Cattelan –. Lo sapete quali sono i dieci ‘come fare’ più cercati dagli italiani su Google? Come realizzare uno screenshot e avere il passaporto. Come fare soldi, come guarire dal singhiozzo, dal mal di gola e dal raffreddore. Come fare un pom*ino, come scrivere il curriculum e come preparare la besciamella”.