Genova - “Con Internet è servita una decina d’anni perché le persone cambiassero abitudini e si convincessero a cercare le notizie online, con ChatGPT, Perplexity e le altre intelligenze artificiali è tutto più facile, e dunque tutto più veloce”: le parole di Matteo Flora confermano una sensazione che ci circonda da tempo, cioè che con le IA stia andando tutto parecchio più rapidamente di prima. Forse più rapidamente di quanto sarebbe gestibile. Questo è il motivo per cui Flora, che è docente ed esperto di sicurezza delle IA e delle cosiddette superintelligenze, è convinto che l’impatto di questi strumenti sul mondo dell’informazione sarà “molto più grosso” di quello provocato dall’arrivo di Internet fra la metà e la fine degli anni Novanta e che in meno di 2-3 anni i giornali dovranno modificare radicalmente il modo di lavorare e anche prepararsi a significativi tagli di personale. Anche in Italia. XIX Tech: le ultime notizie dal mondo della tecnologia

Maggio 2025, la flessione anno su anno delle visite ad alcuni fra i principali siti di informazione in lingua inglese (fonte: pressgazette.co.uk)

Problema 1: il calo dei ricavi “Già oggi, a causa di questi cambiamenti, i giornali online stanno affrontando o si troveranno presto ad affrontare due tipi di problemi: un calo dei ricavi e un calo della notorietà e del posizionamento nei confronti dei lettori. Un calo dell’autorevolezza, se vogliamo”, ci ha detto Flora, che all’Università di Pavia insegna Corporate Reputation. Il primo problema è un problema di cui sul Secolo XIX abbiamo già scritto (qui) parlando di AI Overview (cos’è?): “I giornali combattono da tempo una battaglia per l'attenzione (delle persone, ndr) che negli anni si è fatta sempre più dura. Il mercato si è aperto anche ad altri soggetti che non sono stampa ma che competono direttamente con la stampa, come blog, influencer e creator di contenuti”, che fanno sì che i giornali non siano più gli unici fornitori di notizie e informazioni. Che c’entra questo con le IA? “C’entra perché mentre più o meno tutti i giornali lottano per i click sui loro articoli, che poi si traducono in contratti pubblicitari e dunque in ricavi, le persone cercano i contenuti anche altrove: il problema non sono solo i riassunti di Google con l’intelligenza artificiale, ma il fatto che sempre più persone ormai cerchino le risposte alle loro domande non sulla Rete, e dunque non sui giornali, ma rivolgendosi direttamente a ChatGPT o a Perplexity” (la nostra prova). Probabilmente è vero che queste sintesi “sono informazioni di basso livello, però rappresentano una grandissima parte di quello che la gente cerca e pure di quello che alcuni giornali offrono”. Il risultato, come si vede dalle statistiche che arrivano dagli Stati Uniti, dove ormai circa il 25% delle persone non clicca più da nessuna parte dopo aver cercato qualcosa online, appunto perché si fa bastare il riassunto fatto dall’IA, è che il rubinetto del traffico che da Google o dai social arriva ai giornali finirà per chiudersi. Anche in Europa? “Soprattutto in Europa, dove siamo ancora più dipendenti degli Stati Uniti dall'utilizzo dei social media come principale veicolo di diffusione delle news - ci ha spiegato Flora - Dati recenti confermano che pubblicare contenuti sui giornali è totalmente inutile se non vengono poi veicolati sui social e uno studio del Pew Research Center dice che il 64% degli europei legge solo le news che passano all'interno dei loro feed sui social. Le altre non le vedono proprio”. Secondo Flora, insomma, “nell’arco dei prossimi 12-18 mesi, i ricavi legati al traffico, e dunque alla pubblicità, caleranno anche del 10-15% per molti giornali”. Problema 2: il calo della reputazione Da quel che si capisce, sembra aprirsi un altro fronte nell’ormai decennale scontro fra gli editori e i motori di ricerca e i social, indispensabili moltiplicatori di visibilità, ma con un’ulteriore complicazione: “Prima c’era una sorta di contentino, perché Google o le piattaforme di Meta garantivano un’importante mole di traffico, che però adesso viene o verrà a mancare”. Quindi, in estrema sintesi, prendono senza dare nulla in cambio, o comunque dando molto poco e in modo molto poco efficace: “Negli anni, le persone hanno imparato a fidarsi del nome di un giornale e se vedono il post di quel giornale su una notizia per cui hanno interesse, allora cliccano - ci ha fatto notare Flora - Il nome fa in qualche modo parte dell’autorevolezza e dell’affidabilità di una fonte, ma che succede se da una notizia tolgo il nome di una testata oppure lo nascondo?”. Il riferimento è proprio alle IA e alle loro risposte, che contengono in calce i link alle fonti, ma tendenzialmente senza svelare in modo esplicito quali siano. Cosa che, di nuovo, fa sì che le persone clicchino di meno: “Questo avrà un impatto più a lungo termine, che magari ancora non si vede ma finirà per minare la credibilità e la visibilità di molti siti”. Perché? “È il concetto di uno vale uno ma nella sua accezione più negativa: si abbassa il valore di tutti, ma a subire maggior danno sono quelli che avevano una reputazione consolidata e costruita nel tempo, che va a diluirsi e calare”. Il punto è che davvero per l’addestramento delle IA le fonti sono più o meno tutte uguali (a oggi le più usate da AI Overview sono Reddit, Wikipedia e YouTube) e quindi il rischio è che per l’utente finale “un creator qualsiasi valga come o più del New York Times, di Le Figaro, del Secolo XIX. E mentre di Secolo XIX ce ne sono sempre meno, di creator, di influencer, di performer su OF che parlano anche di politica, ce ne sono e ce ne saranno sempre di più. Anche perché questi canali sono molto meno costosi e molto meno rischiosi da aprire, rispetto a un giornale”. youtube: Flora su IA e futuro dell’informazione