di
Matteo Castagnoli e Pierpaolo Lio
Le ultime notizie sul delitto di Garlasco: blitz, oggi, degli uomini della guardia di finanza di Brescia e Pavia. I militari hanno eseguito una serie di perquisizioni domiciliari a casa dei parenti di Sempio e non solo
La casa dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti. Quella dei genitori di Andrea Sempio. Le abitazioni degli zii del 37enne indagato nella nuova inchiesta per la morte di Chiara Poggi. E quelle di due ex carabinieri della sezione di polizia giudiziaria di Pavia, oggi in congedo. Blitz degli uomini della guardia di finanza di Brescia e Pavia, in collaborazione con i carabinieri del nucleo investigativo di Milano, durante la mattina di venerdì 26 settembre. I militari hanno eseguito una serie di perquisizioni domiciliari a Garlasco, e non solo.L’operazione, coordinata dalla procura di Brescia, competente per i reati commessi dai magistrati pavesi, rientra in un’inchiesta che vede l’ex procuratore, oggi presidente del Casinò di Campione, come unico indagato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari per scagionare Sempio. L’indagine nasce dal ritrovamento di un appunto a casa dei genitori dell'oggi 37enne durante le perquisizioni eseguite il 14 maggio scorso nell’ambito delle attività degli inquirenti pavesi sul delitto di Garlasco. Una nota che riporterebbe le cifre «20/30», seguite dal simbolo dell’euro, dal nome «Venditti» e dalla frase «gip archivia». Il foglio, contenuto in un bloc notes, risalirebbe ai primissimi di febbraio del 2017. Giorni prima, quindi, che Andrea Sempio venisse formalmente a conoscenza di essere per la prima volta indagato per la morte di Chiara, cosa avvenuta l’8 febbraio di quell’anno, quando gli fu notificato l’avviso per l’interrogatorio di due giorni dopo. L’appunto sarebbe stato quindi scritto quando l’esistenza del procedimento era a conoscenza solo dell’autorità e della polizia giudiziaria, e della difesa di Alberto Stasi - l’ex fidanzato di Chiara, condannato a 16 anni per l’omicidio della 26enne -, che con la sua denuncia era riuscita a far riaprire (per poco) il caso.Le successive analisi patrimoniali da parte dei militari della Gdf sui conti della famiglia Sempio avrebbero inoltre accertato un trasferimento di denaro (40mila euro) inviato dalle zie paterne di Andrea. Il movimento dei soldi sarebbe iniziato già da dicembre 2016. La somma sarebbe transitata poi dallo zio per arrivare infine sul conto bancario del padre. L’ipotesi degli inquirenti è che i genitori abbiano quindi prelevato contante, per girare parte dell’importo in denaro al magistrato.La scoperta dell’appunto conservato nell’abitazione dei Sempio, dove negli ultimi tempi il figlio è tornato a vivere, ha rafforzato i sospetti che in quei giorni del 2017 la famiglia fosse a conoscenza fin da subito del contenuto delle indagini sul conto di Andrea, anche quando l’esistenza di un fascicolo a suo nome sarebbe dovuto rimanere coperto dal segreto. E che i Sempio fossero stati in qualche modo informati anche delle domande che sarebbero state poste al ragazzo durante l’interrogatorio. Un sospetto che già altri elementi avevano fatto sorgere negli investigatori. Come ad esempio quell’intercettazione captata mentre Andrea era in auto con il padre, proprio subito dopo l’interrogatorio: «Ne abbiamo cannata una, che io ho detto che lo scontrino (quello del parcheggio, il suo alibi per quel 13 agosto 2007, ndr) era stato ritrovato dopo che ero stato sentito, che tu hai detto che l’abbiamo ritrovato prima».In via Canova, a Garlasco, oggi è arrivato anche l’avvocato Massimo Lovati, difensore di Sempio insieme alla collega Angela Taccia. Alle 8.20 Lovati è entrato nella casa dei genitori del 37enne, dove sono in corso le perquisizioni: «Mi ha chiamato Andrea alle 7.30, era tranquillo, non mi ha detto niente. Mi ha chiesto se potevo andare a casa dei genitori - ha spiegato l’avvocato - A me non sorprende niente: di perquisizioni tutti i giorni ce n’è». Intanto la polizia locale ha chiuso la piccola via che porta all’abitazione dove abita la famiglia Sempio.In mattinata sono state perquisite anche le abitazioni di due carabinieri che all’epoca facevano parte della sezione di pg di Pavia. Sono i militari che notificarono l’atto a Sempio e poi trascrissero - con omissioni, secondo gli investigatori - le conversazioni captate. Il fascicolo, aperto il 22 dicembre 2016, fu archiviato su richiesta dell’allora procuratore Venditti tre mesi dopo, il 23 marzo 2017. Sempio fu indagato una seconda volta nel 2020. In quell’occasione il fascicolo rimase aperto per pochissimo: complessivamente 21 giorni.Intervistato lo scorso giugno da Gianluigi Nuzzi a Quarto Grado, riguardo alla rapidità con cui venne archiviato per la seconda volta il caso, Venditti rispose: «Ventuno giorni? Io avevo deciso dopo 21 minuti, anzi 21 secondi». Secondo l’ex procuratore, infatti, dalle «intercettazioni, come da tutto il resto, non emergevano elementi per poter procedere contro Sempio, e neppure per avere una proroga per proseguire le intercettazioni».












