A Gaza "Israele ha superato il limite del principio di proporzionalità". Nel giorno del suo intervento all'assemblea generale dell'Onu, quando in Italia infuriano le polemiche per la vicenda della Flotilla, la premier Giorgia Meloni sferra il suo attacco più duro a Israele, per "una guerra su larga scala che sta coinvolgendo oltre misura la popolazione civile palestinese".

"È su questo limite - affonda Meloni - che lo Stato ebraico ha finito per infrangere le norme umanitarie, causando una strage tra i civili. Una scelta che l'Italia ha più volte definito inaccettabile, e che porterà al nostro voto favorevole su alcune delle sanzioni proposte dalla Commissione Europea verso Israele". Naturalmente nel discorso della premier l'imputato numero uno resta sempre Hamas.

Ma, avvisa, "Israele deve uscire dalla trappola di questa guerra. Lo deve fare per la storia del popolo ebraico, per la sua democrazia, per gli innocenti, per i valori universali del mondo libero di cui fa parte. Israele, incalza, non ha il diritto di impedire che domani nasca uno Stato palestinese, né di costruire nuovi insediamenti in Cisgiordania al fine di impedirlo".

Per questo, spiega, "abbiamo sottoscritto la Dichiarazione di New York sulla soluzione dei due Stati", ribadendo che il riconoscimento della Palestina deve avere come "precondizioni irrinunciabili" il rilascio di tutti gli ostaggi e l'esclusione di Hamas da ruoli di governo, come prevede la preannunciata mozione della maggioranza. Ma, aggiunge, "per chiudere una guerra servono soluzioni concrete. Perché la pace non si costruisce solo con gli appelli, o con proclami ideologici accolti da chi la pace non la vuole. La pace si costruisce con pazienza, con coraggio, con ragionevolezza", ha proseguito, definendo "molto interessanti le proposte che il presidente degli Stati Uniti ha discusso con i paesi arabi in queste ore" e dicendosi pronta "ovviamente a dare una mano".