Roma, 25 set. (askanews) – Restano solo tre mesi per evitare che l’Italia debba restituire oltre 50 milioni di euro all’Unione Europea. Questa è la cifra che lo Stato aveva destinato alla costituzione dei fondi mutualistici e agli strumenti di stabilizzazione del reddito, strumenti introdotti dal 2019, che consentono agli agricoltori aggregati di ottenere indennizzi a copertura di eventi calamitosi. L’allarme è del presidente di Fedagripesca Confcooperative Raffaele Drei, secondo il quale “il rischio di perdere definitivamente queste risorse è pressoché imminente”.
Con la regola del disimpegno automatico prevista per i fondi strutturali europei che impone la restituzione all’Europa delle somme non spese, l’Italia dovrà infatti restituire tutte le risorse non utilizzate entro il 31 dicembre 2025. Tra le quali appunto la somma di 52.876 milioni di euro allocate per i fondi nell’ambito del Programma di Sviluppo Rurale (PSRN), il documento attraverso il quale il nostro Paese da attuazione alla Politica Agricola Comune.
“Restituire le risorse inutilizzate a Bruxelles – prosegue Drei – segnerebbe di fatto il fallimento di un’esperienza virtuosa, quella dei fondi, che a partire dal 2019 hanno anticipato in molti casi gli indennizzi ai produttori, senza ricevere i contributi previsti”. Il modello di funzionamento dei fondi prevede infatti la partecipazione diretta degli agricoltori, che contribuiscono con il 30% della quota di adesione, mentre il restante 70% dovrebbe essere coperto da risorse pubbliche.







