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Ultimo aggiornamento: 21:47
A poco più di un anno dalla scadenza fissata per la piena attuazione del Recovery Fund, la Commissione europea lancia un nuovo allarme: gli esborsi hanno raggiunto i 316,9 miliardi di euro, pari al 49% del totale previsto e con un impatto “visibile” e “tangibile” in tutta l’Unione, ma oltre 330 miliardi restano ancora da erogare. A rallentare il flusso è una combinazione di ritardi negli obiettivi, revisioni dei piani nazionali e domande di pagamento rinviate. “Con 442 giorni rimasti fino alla fine di agosto 2026, il tempo di agire e portare risultati è adesso”, ha avvertito il vicepresidente esecutivo della Commissione Raffaele Fitto, intervenendo in audizione davanti alla commissione Econ del Parlamento europeo. “Un’ulteriore accelerazione è necessaria”, ha detto colui che fino allo scorso dicembre ha gestito il piano in Italia, il Paese che ha ricevuto più fondi.
“La Commissione continuerà a esortare gli Stati membri a intensificare gli sforzi per l’attuazione”, ha aggiunto Fitto, e ha presentato opzioni per semplificare i piani garantendo il rispetto dei criteri fissati dal regolamento del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Sul tavolo, è stato ribadito, restano le ipotesi di trasferire alcuni investimenti dal Recovery ai fondi della politica di coesione, visto l’orizzonte temporale più lungo, e la Commissione ha già chiesto ai governi di individuare i progetti che non potranno essere completati entro la scadenza del 2026 per valutarne la copertura tramite il Fondo europeo di sviluppo regionale o la Coesione, purché non ci sia doppio finanziamento.






