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Massimo Gaggi

Dopo l'omicidio di Kirk, Bannon e altri ideologi stanno cercando di ridefinire i rapporti interni al mondo «Maga» e di spostare il baricentro verso il nazionalismo cristiano

Dal rude monito a Zelensky, «negozia con la Russia e cedi, prendi atto che non hai le carte, non dovevi nemmeno entrare in guerra col Cremlino» (e pazienza se ti invadono), al sempre ammirato Vladimir Putin che diventa improvvisamente «tigre di carta», mentre l’Ucraina non solo fa bene a combattere, ma può riconquistare tutti i territori occupati da Mosca «e chissà, magari anche qualcosa di più». Donald Trump ci ha abituato, fin dalla discesa in politica, dieci anni fa, alla sua imprevedibilità. Arma utile nel suo primo mandato, disastrosa ora.

Allora l’imprevedibilità gli servì per mascherare l’impreparazione nei rapporti internazionali, per tenere a bada gli avversari. Vecchie volpi come Xi Jinping e lo stesso Putin furono caute non riuscendo a interpretare, col loro vocabolario geopolitico, la logica delle mosse trumpiane e temendo, quindi, sue impennate magari stravaganti, ma pericolose.