a

Dopo quarant’anni di onorato servizio sarebbe dovuta diventare una nave museo. La prima portaerei della Marina italiana, la “Giuseppe Garibaldi”, tornerà a solcare i mari. Ma, al posto dei caccia, ospiterà moderni droni. L’ammiraglia è stata venduta all’Indonesia per 450 milioni di dollari dopo una lunghissima trattativa. I negoziati per la cessione sono stati resi ufficiali durante l’esposizione Indodefence 2025 che si è svolta a Djakarta, quando la holding della difesa Republikorp ha esposto un modello della flotta con la Garibaldi in evidenza come nave per l’impiego di elicotteri e velivoli senza pilota. Il progetto include l’integrazione con 60 droni armati turchi Bayraktar TB3 e modifiche per una configurazione a “due isole” di comando per ottimizzare le operazioni di volo. Il 29 agosto scorso, il ministro Rachmat Pambudy ha autorizzato prestiti esteri fino a 450 milioni di dollari per l’acquisizione, con fondi aggiuntivi per elicotteri da trasporto (250 milioni) e multiruolo (300 milioni).

La Garibaldi era stata posta in riserva il primo ottobre 2024 presso l’Arsenale militare di Taranto a seguito dell’arrivo della più moderna portaerei “Cavour” e della “Lhd Trieste”. Costruita da Fincantieri nei bacini di Monfalcone, la Garibaldi era entrata in servizio il 30 settembre 1985 come incrociatore portaeromobili. Con 180 metri di lunghezza e 13.370 tonnellate di dislocamento, è stata l’ammiraglia della flotta italiana dal 1987 al 2011. Può ospitare fino a 18 jet, con un hangar diviso in tre sezioni e lungo 110 metri. La nave ha partecipato alle missioni di pace in Somalia e nei Balcani, all’operazione Enduring Freedom che ha visto i jet Harrier II a decollo verticale volare sull’Afghanistan. Ha svolto un ruolo strategico anche nella guerra in Libia del 2011.