Roma, 24 set. (askanews) – La trasparenza salariale continua a essere un tema all’ordine del giorno, ma sono in molti a chiedersi se la Direttiva Europea possa davvero rivoluzionare il mondo del lavoro in Italia. Un recente sondaggio di Coverflex, soluzione all-in one per la gestione della retribuzione del lavoratore, condotto su un campione di oltre 100 professionisti tra HR e Manager, ha rivelato una situazione complessa e ricca di contrasti. Nonostante l’alta consapevolezza della normativa, informa una nota, emerge un forte scetticismo sul suo impatto reale e una preoccupante mancanza di preparazione da parte delle aziende.
Il 78% del campione (con un picco dell’83% tra gli HR Manager) dichiara di essere a conoscenza della Direttiva sulla trasparenza salariale. Eppure, a un’attitudine complessivamente favorevole (il 55% si dice molto o abbastanza a favore), fa da contraltare una profonda sfiducia: il 61% dei rispondenti non crede che la direttiva contribuirà a colmare il gender pay gap. Questa percentuale sale al 71% tra i manager e i CEO, suggerendo una visione pessimistica (o forse più realista) ai vertici aziendali.
Il divario tra teoria e pratica: un “execution gap” preoccupante Nonostante la consapevolezza, l’attuazione delle nuove pratiche è ancora in fase embrionale. Solo il 19% delle aziende ha già avviato attività concrete di adeguamento. L’impressione è che si stia sottovalutando la complessità operativa che la direttiva comporta, con le aziende che si concentrano più sull’adeguamento dei processi HR (45% degli HR Manager) e sulla gestione dell’obbligo di trasparenza verso i dipendenti (46% dei manager) piuttosto che sul rischio di sanzioni legali, che preoccupa solo il 6% del campione totale.






