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Mercoledì in Grecia è ricominciato il processo su un grosso scandalo di spionaggio iniziato nel 2022, che tuttora rimane il più grave tra quelli che negli ultimi anni hanno coinvolto il primo ministro Kyriakos Mītsotakīs, di destra. Dello scandalo si era parlato moltissimo: perché furono spiati decine di politici e giornalisti e perché fu una delle poche volte che il governo di Mītsotakīs rischiò seriamente di cadere nei suoi due mandati, iniziati nel 2019. Era insomma una cosa molto grossa, ma il processo in corso ha ridimensionato le aspettative: alla fine se ne sta occupando un tribunale ordinario, e il governo e i suoi funzionari sono riusciti a restarne fuori nonostante inizialmente fossero stati accusati di intralciare le indagini.
Lo scandalo iniziò nell’estate del 2022. Oggi si sa che per mesi gli smartphone di almeno 87 persone – in prevalenza politici dell’opposizione e giornalisti critici verso il governo, ma anche alcuni ministri – furono infiltrati con lo spyware Predator, prodotto da un’azienda israeliana con sede ad Atene (Intellexa). Predator consente di accedere alle conversazioni, anche criptate, e di attivare registrazioni audio e video per spiare chi sta usando il dispositivo.






